La misteriosa morte del generale Von Bolzano

Heinrich Edler BolzanoVon Kronstatt
Nato il 14 Agosto 1868 in Boemia, generale della 13a e 25a Brigata Schutzen morto il 17 Giugno 1918 sul Montello, sepoltura ignota.

Einrich Edler Bolzano Von Kronstatt arriva sul Piave alla fine del 1917 dopo una brillante carriera militare che lo ha portato al grado di Maggiore Generale, al comando della 13° e 25° brigata Schutzen. Il mattino del 17 Giugno, sul Montello, nel pieno svolgimento della battaglia del Solstizio, apparentemente senza motivo il generale Von Bolzano abbandona le sue linee, da solo o secondo alcune versioni accompagnato da un attendente, e si inoltra verso le linee italiane. Qui è colpito a morte, con modalità ancora poco chiare, tanto che la sua uccisione è rivendicata da più parti.

Cosa è successo al Generale Von Bolzano?
La verità è probabilmente quella riportata in un rapporto della 25° brigata Schutzen citato da uno storico trevigiano: M. Bernardi, Di qua e di là dal Piave, Milano, Mursia, 1989 

“Il Generale Von Bolzano è probabilmente rimasto vittima di una confusione mentale e caduto, incapace di intendere e di volere…”.

Ancora Bernardi riporta il fatto che nel 1950 gli archivi militari austriaci ribadiscono che

“ dopo approfondito esame del caso, gli atti ufficiali della Guerra 1914-1918 non sono sufficienti per supporre la causa di morte diversa da quella della confusione mentale.”

Una morte quindi forse poco eroica, ma emblematica della complessità della guerra e della reazione di tutti gli uomini di fronte al dolore e alla paura, e che ha reso ancor più misteriosa e affascinante la figura del Generale Von Bolzano, del quale rende uno splendido ritratto Andrea Molesini nel pluripremiato romanzo Non tutti i bastardi sono di Vienna.
Dopo la morte il Generale fu sepolto nel cimitero militare Guido Alessi di Giavera, ma con lo smantellamento del cimitero si sono perse le tracce della sua sepoltura. Lasciando ancora una volta aperta la strada a chi voglia approfondire la sua dolorosa e umanissima storia.

A. Molesini,  Non tutti i bastardi sono di Vienna  Sellerio 2010

La sala era fumosa. La canna del camino non veniva pulita da mesi. La rotta di Caporetto si era portata via molti mestieri e la loro mancanza si faceva sentire in tante piccole cose. La zia accennò un colpo di tosse, accolto dagli educati sorrisi del barone e del generale Bolzano, che faceva il suo primo ingresso alla villa.
Il generale era un uomo ben piantato, occhi pallidi, voce chiara. Era quasi calvo, portava guanti grigi di pelle scamosciata. Anche dentro aveva qualcosa di grigio, qualcosa che gli scivolava fuori dagli occhi e metteva tristezza in chi lo guardava. E i suoi occhi erano dappertutto. Mi affascinò subito. Riservò a me e alla zia una lunga occhiata, sentiva il nostro imbarazzo, capiva il disagio di sentirsi ospiti del nemico nella casa della propria stirpe, e sapeva – oh sì, lui lo sapeva – che quell’oltraggio non sarebbe durato. Quando portò alle labbra la mano della zia non fu solo la sua testa ad inchinarsi: “Madame, vi prego di credere che la mia gratitudine per la vostra pazienza non è dettata solo da obblighi di cortesia”.
“Le vostre parole, generale, mi toccano davvero” disse la zia fra lo stupore di tutti “perché anche voi, come me, vivete in un mondo che non c’è più”. Ritrasse la mano e gli fece un gran sorriso.
Il generale fece un passo indietro, si irrigidì battendo i tacchi e, guardandola negli occhi, annuì.

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