The final whistle

 

Stephen Cooper (a sinistra) in visita al cimitero britannico di Giavera

Nell’estate del 2016 lo scrittore londinese Stephen Cooper ha visitato il Giavera British Cemetery alla ricerca di informazioni per uno dei capitoli del libro che stava scrivendo, che avrebbe raccontato la storia di 15 giocatori di rugby della squadra londinese del Rosslyn Park morti in combattimento nel corso della prima guerra mondiale. Uno tra questi, Robert Dale, sottuficiale dei Royal Flying Corps, è infatti sepolto a Giavera. Il libro pubblicato qualche mese dopo, ebbe un grande successo in patria, rendendo immortali i protagonisti dei suoi racconti. Robert Dale, londinese, era un aspirante avvocato di una famiglia della alta borghesia, impiegato come osservatore nei palloni frenati dell’areonautica britannica. In italia trovò la morte il 31 gennaio 1918, quando il suo pallone fu abbattuto da un caccia austriaco.

 

Robert Dale con il padre nello studio della sua casa londinese
la copertina del libro

        

Stephen Cooper

“The Final Whistle. The Great War in fifteen players”
Capitolo 13 – ROBERT DALE

traduzione di P.Sanzovo

… Quando i combattimenti nei dintorni di Passchendaele si impantanarono, al Generale Haig giunsero notizie allarmanti da Sud. Nell’Ottobre del 1917 l’esercito italiano affrontò gli austriaci sostenuti da sei divisioni tedesche, ciascuna con un Feld Luftschiffer Abteilung, un’ unità di palloni frenati. Gli austriaci scesero dalle montagne come un lupo sulla piega – a Caporetto morirono più di 20.000 soldati italiani. Il doppio disertò, nonostante (o forse a causa ) delle esecuzioni sommarie ordinate dal Generale Luigi Cadorna, che aveva fatto rivivere l’antica pratica romana della decimazione, scegliendo a caso le vittime nelle unità che avevano dato segni di debolezza.
Se l’Italia (e a breve anche la Russia) avesse dovuto seguire la Serbia e la Romania fuori dal conflitto, gli Imperi Centrali avrebbero potuto rivolgere tutta la loro forza contro un unico fronte. Così la Gran Bretagna e la Francia inviarono una forza di Spedizione congiunta guidata dal generale Sir Herbert Plumer per sostenere la manovra di arresto della ritirata a capofitto italiana. Quattro divisioni di fanteria inglesi e quattro squadroni del Royal Flying Corps furono inviati in treno; i francesi inviarono sei divisioni e tre squadriglie aeree. Il ventisei Dicembre Millenovecentodiciassette, il clima mite del sud sorprese ancora una volta Robert Dale.

Dopo il cupo inverno nelle trincee del Nord Europa, il viaggio in treno fino in Italia sarebbe stato un tripudio di colori e di tepore fuori stagione. Un tenente della Royal Flying Force scrisse alla madre: “Nelle ultime ore ho visto i più bei paesaggi di tutta la mia via mentre viaggiavamo lungo la costa da Marsiglia all’Italia. Nizza e Montecarlo sono città bellissime e attraversandole siamo stati salutati con grande calore. Il clima qui è bello e caldo come da noi in agosto, sebbene sia pieno inverno. Ho visto per la prima volta le arance crescere sugli alberi.”
Arrivarono a Padova il trenta Dicembre, e da qui proseguirono verso Villalta. Il comando d’armata era determinato a far sì che questa missione non fosse vista come una vacanza dal fronte. Gli ordini emessi in Italia proibivano di spedire a casa cartoline di città italiane, di possedere macchine fotografiche, l’acquisto di alcolici e liquori e il divieto di accettare vino o di acquistare pane dalle panetterie locali.
Robert Dale, che si era autoproclamato “studioso, scrittore e pittore”, era stuzzicato dalla vicinanza con le glorie dell’arte e dell’architettura italiana, da Tiepolo a Palladio. Ma non furono concessi permessi per gite turistiche. Agli ufficiali non fu consentito di visitare Venezia fino a molto tempo dopo, e sempre in misura inferiore rispetto alla truppa.
Una zona di non volo, ulteriormente rinforzata da una cortina di cavi d’acciaio sospesi tra palloni di sbarramento proibiva il sorvolo per cinque miglia attorno alla Serenissima. Ma la nuova linea rinforzata dagli anglo-francesi avrebbe fermamente difeso i suoi tesori, e quelli di Verona, Vicenza e Padova. Erano collocati sul margine occidentale della pianura veneta, circondati dalle montagne che avevano visto aspri combattimenti svolgersi in terribili condizioni ambientali.
Le linee difensive erano rette da una rete di fiumi che scorrono verso sud-est attraverso la pianura fino all’Adriatico: il Piave, il Monticano, il Tagliamento e l’Isonzo, lungo il quale erano infuriate numerose battaglie, culminate nella dodicesima, meglio conosciuta come Caporetto.
Le truppe britanniche presero posizione sulla sponda destra del Piave, che ora era un rigagnolo, ma che poteva trasformarsi in un impetuoso torrente in primavera.
Gli aerei della Royal Flying Corps erano stati impegnati in perlustrazioni fotografiche della vasta pianura, nel bombardamento di ferrovie e nodi stradali, centrali elettriche, campi militari e d’aviazione, mentre i palloni frenati, (sui quali era impiegato Robert Dale n.d.t.), protetti da aerei Sopwith Camel, cercavano gli obbiettivi e dirigevano il fuoco delle artiglierie.
Il fronte italiano divenne un fronte d’aria e di terra, con costanti incursioni e ritorsioni. I britannici bombardavano specialmente durante il giorno, i tedeschi durante la notte; gli italiani e gli austriaci, per non essere da meno, in entrambi i momenti.
Con così pochi palloni a disposizione, gli equipaggi trascorsero lunghi periodi al fronte, senza i periodi di retrovia garantiti alla fanteria.
I palloni di entrambi gli schieramenti furono allettanti obbiettivi per i più temerari assi volanti.
Era un eccitante sport per i piloti “mangiare una salsiccia prima di colazione”, sfidando i rischi legati ai caccia di scorta ai palloni. 

(…..)


La testimonianza oculare del meccanico Harry Green è l’unica fonte che racconta quel pomeriggio.
Le note sul suo diario sono secche e oggettive.
La struggente nota finale, in una storia piena di pathos, è il cognome, scritto in maniera errata, di Robert.
Ventinove Gennaio Millenovecentodiciotto: Pallone numero trentaquattro abbattuto in fiamme da aereo tedesco. L’osservatore si è salvato lanciandosi col paracadute.
Trenta gennaio Millenovecentodiciotto : Aereo ostile attorno ad un nostro pallone. Nessun danno.
Trentun Gennaio Millenovecentodiciotto: Giornata nebbiosa. Alle sedici pallone numero Trentaquattro abbattuto in fiamme. Il tenente Bale è stato ucciso.
Green non cita il destino dell’osservatore che era sul pallone con Dale quel giorno e che si salvò. Ma le sue note cliniche dell’ospedale militare di Maghull rivelano un uomo fortemente scosso dall’esperienza e dalla morte di Robert.
Neurhastenia: Sottotenente James Baxter, Trentatreesima sezione palloni frenati, Royal Flying Corps.
Uomo di quaranta anni con ventuno anni di servizio. Era un osservatore su palloni frenati. Si è rotto la dentatura superiore ed è impossibilitato a masticare.
Ha sofferto di molte conseguenze e principalmente di un esaurimento nervoso dopo che il suo pallone fu abbattuto e dovette assistere alla morte violenta del suo compagno e amico.
Ha sofferto di insonnia e incubi, vertigini e mal di testa.
La trentatreesima sezione è rimasta, indebolita, in Italia fino alla fine della Guerra. E così ha fatto Robert Dale.
Egli si trova ancora lì, nel cimitero Britannico di Giavera, sotto una bianca lapide. Almeno lì il suo nome è scritto correttamente.
Irene, la sua musa danzante, ricevette il telegramma fatale nel loro appartamento di Kensington.
Robert le lasciava le sue quattrocentosessantaquattro sterline, abbastanza per acquistare Bourne Stream, un Cottage con vista sul porto di Bostcastle, in Cornovaglia.
Dopo la guerra, quando il tempo – come scrisse nel suo diario – sembrava essersi “fermato tra il passato in frantumi e il futuro sconosciuto”, chiese che le medaglie di Robert fossero mandate lì, ricordo dell’ombra fugace di un matrimonio in tempo di guerra.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.