Il matrimonio di William Beaumont e Nellie Furber

In tempi di guerra era pratica comune celebrare matrimoni tra giovani promessi sposi in occasione di licenze dal fronte. E’ questo il caso del matrimonio tra il driver William Beaumont e la sua fidanzata Ellen Luisa Furber, detta Nellie. Una storia che posso raccontare grazie alle informazioni e alle immagini che mi sono state fornite da Michael Thorpe. Nellie era sua nonna.

La cerimonia si è svolta il 27 giugno 1916 nella chiesa di Wimborne Minster, nel Dorset. I testimoni erano stati William R. James, un cugino della sposa, in divisa da marinaio nella foto di rito, e Beatrice Mary Cox.

Dopo la licenza matrimoniale William è tornato al fronte, prima in Francia e infine in Italia, dove ha trovato la morte il 28 ottobre 1918, primo giorno dell’offensiva finale lanciata dal contingente britannico sul basso Piave, nella zona delle grave di Papadopoli. Nellie ha solo potuto aspettarlo a casa, dove è stata raggiunta dalla tragica notizia.

Ha tuttavia voluto dare un appuntamento al suo amato marito facendo incidere nella lapide della sua tomba al cimitero britannico di Giavera del Montello questa frase:

At rest, parted only a while to meet again your darling wife Nellie.

resta in pace, separati solo un po’ per ritrovarsi. la tua amata moglie Nellie

Un incontro che entrambi hanno dovuto attendere a lungo, perchè Ellen Luisa Furber, detta Nellie , è morta nel 1978 alla veneranda età di 89 anni.

Foto di gruppo il giorno del Matrimonio, 27 giugno 1916
Gli sposi William e Nellie
La lapide di William Beaumont al Giavera British Cemetery

Gli italiani di Houthulst

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Un aspetto poco indagato delle vicende della Grande Guerra, oggi al centro dell’interesse dopo la ricorrenza del Centenario, riguarda le migliaia di soldati Italiani che morirono fuori dall’Italia durante la prima guerra mondiale. Prevalentemente si tratta di soldati caduti prigionieri degli Austro Ungarici e morti in prigionia nei campi di prigionia e lavoro disseminati in tutto l’impero asburgico e lungo il fronte occidentale. Altri morirono all’estero perché impegnati con contingenti italiani inviati in aiuto degli alleati nei Balcani e In Francia, o in seguito ad affondamento di nave.
Il numero di casi che emergono dalle statistiche è impressionante, soprattutto per quanto riguarda i prigionieri: su circa 9.600 soldati trevigiani morti durante il conflitto, ben 1.299 sono morti in prigionia (fonte www.archiviomemoriagrandeguerra).
Sono perciò decine i cimiteri di guerra che custodiscono le salme di soldati italiani in tutta Europa: in Francia, Belgio, Albania, Croazia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Ungheria, Slovenia e Austria.
Alcuni tra questi cimiteri sono ora al centro di ricerche approfondite, come quello di Houthulst, nelle Fiandre, regione del Belgio. In questo cimitero militare, tra le migliaia di caduti belgi ci sono 81 caduti italiani, prigionieri di guerra dei tedeschi, catturati per la maggior parte a Caporetto e portati nelle fiandre per essere impiegati nei campi di lavoro.

La ricerca sui nominativi di questi soldati, condotta da Marc Glorieux si inserisce nel più ampio progetto Namenlist, promosso dall’ In Flanders Fields Museum di Ypres, che si ripropone di approfondire la storia di oltre 600.000 persone (civili e militari) morti in Belgio nel corso della Grande Guerra. I nomi dei caduti sono stati proiettati all’interno del Museo nel giorno del centenario della loro morte.

Prigionieri italiani nelle Fiandre

1 –  Possamai Antonio nato il  24/11/1894 a Cison di Valmarino soldato del 37° reggimento di fanteria, morto il 12/06/1918 in prigionia per infortunio.
2 –  Vizio Pietro
3  – ignoto
4 –  ignoto
5  – ignoto
6 –  ignoto
7  – Zilio Giovanni Battista nato il  23/01/1889 a Santorso (VI) soldato del 2° reggimento Granatieri morto il 02/03/1918 in prigionia per malattia.
8 –  Colombara Giuseppe nato il 13/10/1897 a Torrebelvicino (VI) soldato del 280° reggimento  Fanteria morto il 19/05/1918 in prigionia per cause non precisate
9  –  Terniola Antonio
10  – Crosta Alberto nato il 14/12/1894 a Orvieto (TR) Terni, soldato del 263° reggimento  Fanteria morto il 05/10/1818 in prigionia per infortunio Luigi
11 – Porticoni Antonio
12 – Parisotto Giovanni Battista nato il 05/12/1891 a  Zugliano (VI) soldato del 97° reggimento fanteria morto 13/07/1918 in prigionia per malattia
13 – Odiardo Biaggio nato il 02/02/1885 a Ostuni (BR) Brindisi soldato del 246° reggimento di Fanteria morto il 05/10/1918 in prigionia per ferite riportate in combattimento.
14 – Corinno Carlo
15 – Orlandi Antonio nato il 17/03/1891 a Travazzone con Villa Vesco (LO)Lodi soldato del 10° Reggimento  Artiglieria da fortezza morto il 04/05/1918 in prigionia per malattia.
16 –  Centorame Vincenzo nato il 04/10/1882 a Silvi (TE) soldato dell’ 8° reggimento Artiglieria morto il 22/08/1918 in prigionia per malattia.
17 – Callipari Antonio nato il 07/05/1880 a Careri (RC)  soldato del 224° reggimento Fanteria morto il 10/07/1918 in prigionia per malattia.
18 – Persico Stefano nato il 18/09/1897 a Gropello Cairoli (PV) Pavia soldato della 47° Batteria bombardieri morto il  25/07/1918 in prigionia per malattia                                                                                                                                        19  – Di Rosa Antonio nato il  25/10/1897 a Frignano Maggiore (CE) soldato della 650° Compagnia mitraglieri Fiat morto il  22/07/1918 in prigionia per malattia.
20 – Mattioli Gino nato a Granaglione (BO) soldato del 2° reggimento  Alpini morto il 22/07/1918 in prigionia per malattia                                                              21 – Gargano Donato nato il 25/02/1881 a Marsico Nuovo (PZ) soldato del 207° reggimento di fanteria morto il 20/07/1918 in prigionia per malattia
22 – Larotonda Pasquale nato il 14/5/1897 Rionero in Vulture (PZ)  soldato del 241° reggimento di  fanteria morto il  09/03/1918 in prigionia per ferite riportate in combattimento
23 Rocchio Nicola nato il 29/11/1896 a Gissi (CH) soldato dell’ 88° reggimento fanteria morto il 30/03/1918 in prigionia per malattia 
24  De Santi Guerino 
25 Mondelli Francesco nato il 28/05/1893 a Palo del Colle (BA) soldato 855° compagnia mitraglieri morto il  24/04/1918 in prigionia per ferite riportate in combattimento 
26 Guisti Vittorio 
27 Mossani Raimondo
28 Sadini Giulio
29 Corti Eligio nato il 07/04/1887 a Cassei Gerola (PV) soldato del 4° reggimento bersaglieri morto il 16/07/1918 in prigionia per ferite riportate in combattimento 
30 Bullitta Pasquale nato il 30/11/1898 a Sinnai (CA) Cagliani soldato del 41° reggimento fanteria morto il  16/07/1918 in prigionia per ferite riportate in combattimento 
31 Marcuzzo Riccardo nato iol 26/12/1898 a Ponte di Piave (TV) soldato del 97° reggimento fanteria morto il  07/03/1918 in prigionia per malattia 
32  Jacone Salvatore
33  Bochinnia Giuseppe 
34 Leggio Giovanni nato il 11/01/1891 a Ragusa Caporale del 75° reggimento Fanteria morto il 6/01/1918 in prigionia per malattia 
35 Salvatelli Salvatore nato il 17/07/1897 a Todi (PG) soldato del 1° reggimento  artigliera pesante campale morto il 09/02/1918 in prigionia per malattia 
36 Natali Mario nato il 01/09/1893 a Galluzzo (FI)  soldato del 39° reggimento fanteria morto il 05/10/1918 in prigionia per ferite riportate in combattimento 
37  Crocco Giovanni nato il 18/07/1889 a Trissobio (AL) soldato del  147° reggimento fanteria morto il  04/02/1918 in prigionia per malattia 
38 Locati Domenico nato il 16/09/1894 a Villa San Fiorano  (LO)  soldato del 3° reggimento Artiglieria da montagna morto il 01/04/1918 in  prigionia per malattia
39 Ginitini Tranquillo 
40 Lumini Gaetano nato il 03/06/1885 a Livorno soldato del 3° reggimento Genio morto il 08/01/1918 in prigionia per malattia 
41 Gaudenzi Adamo nato il 29/07/1898 ad Assisi (PG) soldato del 2° reggimento bersaglieri morto il  22/02/1918 in prigionia per malattia 
42 Parronchi Bernardino nato il 14/7/1895 a Valentano soldato del 3° reggimento fanteria morto il 11/01/1918 in prigionia per malattia 
43  Danto Carlo 
44  Cardelli Vivarello nato il  25/01/1893 a Montecatini di Val di Nievole (PT)  soldato DELL’ 88° reggimento fanteria morto il 04/01/1918 in prigionia per malattia 
45 Berate Angelo
46 Bussoni Pietro nato il 14/01/1883 a Calestano (PR) soldato del  58° reggimento Fanteria morto il 31/01/1918 in prigionia per malattia
47 Delmiglio Angelo nato il 22/08/1894 a Capella Cantone (CR) soldato del 48° reggimento fanteria morto il 04/02/1918 in prigionia per malattia
48 Pettinari Pietro nato il 12/01/1882 a Tolentino (MC) soldato del 126° reggimento fanteria morto il 10/02/1918 in prigionia per malattia 
49 Stocco Giovanni nato il 23/01/1882 a Donada (RO) soldato del 212° reggimento di fanteria morto il  23/03/1918 in prigionia per malattia 
50 Rossetti Guido nato il 07/05/1898 a Cerreto Guidi (FI) soldato del 156° reggimento fanteria morto il 14/03/1918 in prigionia per malattia 
51  Popolo Rafaello 
52 Guion Giuseppe Luigi nato il 16/04/1887 ad Attimis (UD) soldato del 2° reggimento  granatieri morto il 29/01/1918 in prigionia per malattia 
53 Vanderrecchio Emilio 280° reggimento fanteria
54 Pivetta Basilio nato il  27/04/1880 a Fontanafredda (PN) soldato del 76° reggimento  fanteria morto il  08/02/1918 in prigionia per malattia 
55 ignoto
56 Fosolino Mario 
57 Brundu Giuseppe nato il  10/02/1884 a Tula (SS) Sassari soldato del 152° reggimento fanteria morto il 25/01/1918 in prigionia per malattia 
58 Succi Battista nato il 07/01/1889 a Faenza (RA)  soldato della 215° batteria bombardieri morto il 19/02/1918 in prigionia per malattia 
59 Garasso Egidio 
60 Gargiani Giuseppe nato il 08/11/1886 a Bibbiena (AR) soldato del 224° reggimento fanteria morto il  08/03/1918 in prigionia per malattia 
61 Lauretto Orazio  
62 Esposito Emidio 
63 Lavalle Filippo nato il 10/09/1885 a Coreno Ausonia (FR)  soldato del  280° Reggimento  Fanteria morto il  14/05/1918 in  prigionia per malattia 
64  Micheletti Giuseppe Bonaventura nato il 01/05/1897 a Paladina (BG) soldato del 280° reggimento fanteria morto il 03/01/1918 in prigionia per malattia 
65 Gatti Ernesto Pietro nato il 07/01/1890 a Vidigulfo (PV) soldato 1° Reggimento Alpini morto il 22/02/1918 in prigionia per malattia
66 Paselli Eugenio
67 Ferrari Alessandro nato il 18/03/1888 a Salvirola (CR) soldato dell’ 89° reggimento  Fanteria morto il  12/06/1918 in prigionia per malattia 
68 Gigli Luigi nato il 15/02/1883 a Cantalice (RI) Rieti soldato del 217° Reggimento Fanteria morto il 24/07/1918 in prigionia
69 ignoto 
70 Locatelli Angelo nato il  05/08/1880 a Vedeseta (BG)  soldato del 156° reggimento fanteria morto il 08/01/1918 in prigionia per malattia 
71 Merlini Mario 
72 De Femini Giovanni
73 Pischedda Antonio nato il 26/08/1882 a Sindia (NU)  soldato del 17° reggimento Fanteria morto il 24/12/1917 prigionia per malattia
74 Sampietro Luigi nato il  09/09/1887 a Milano soldato del 254° reggimento Fanteria morto il  17/01/1918 in prigionia per malattia.
75 – Dadi Giovanni
76 –  Cantamessa Giacomo nato il 05/05/1887 a Govone (CN) soldato del 2° reggimento Alpini morto il 03/02/1918 in prigionia per malattia.
77 –  Boschet Paolo nato il 18/04/1898 a  Feltre (BL)  soldato del 5° reggimento Genio morto il 05/10/1918 in prigionia per ferite.
78 –  Ottadi Alfredo
79 – Martelli
80 – ignoto
81 – Cheli Fortunato nato il 08/09/1884 a Marradi (FI) soldato del 2° reggimento Alpini morto il 04/07/1918 in prigionia per infortunio

The final whistle

 

Stephen Cooper (a sinistra) in visita al cimitero britannico di Giavera

Nell’estate del 2016 lo scrittore londinese Stephen Cooper ha visitato il Giavera British Cemetery alla ricerca di informazioni per uno dei capitoli del libro che stava scrivendo, che avrebbe raccontato la storia di 15 giocatori di rugby della squadra londinese del Rosslyn Park morti in combattimento nel corso della prima guerra mondiale. Uno tra questi, Robert Dale, sottuficiale dei Royal Flying Corps, è infatti sepolto a Giavera. Il libro pubblicato qualche mese dopo, ebbe un grande successo in patria, rendendo immortali i protagonisti dei suoi racconti. Robert Dale, londinese, era un aspirante avvocato di una famiglia della alta borghesia, impiegato come osservatore nei palloni frenati dell’areonautica britannica. In italia trovò la morte il 31 gennaio 1918, quando il suo pallone fu abbattuto da un caccia austriaco.

 

Robert Dale con il padre nello studio della sua casa londinese
la copertina del libro

        

Stephen Cooper

“The Final Whistle. The Great War in fifteen players”
Capitolo 13 – ROBERT DALE

traduzione di P.Sanzovo

… Quando i combattimenti nei dintorni di Passchendaele si impantanarono, al Generale Haig giunsero notizie allarmanti da Sud. Nell’Ottobre del 1917 l’esercito italiano affrontò gli austriaci sostenuti da sei divisioni tedesche, ciascuna con un Feld Luftschiffer Abteilung, un’ unità di palloni frenati. Gli austriaci scesero dalle montagne come un lupo sulla piega – a Caporetto morirono più di 20.000 soldati italiani. Il doppio disertò, nonostante (o forse a causa ) delle esecuzioni sommarie ordinate dal Generale Luigi Cadorna, che aveva fatto rivivere l’antica pratica romana della decimazione, scegliendo a caso le vittime nelle unità che avevano dato segni di debolezza.
Se l’Italia (e a breve anche la Russia) avesse dovuto seguire la Serbia e la Romania fuori dal conflitto, gli Imperi Centrali avrebbero potuto rivolgere tutta la loro forza contro un unico fronte. Così la Gran Bretagna e la Francia inviarono una forza di Spedizione congiunta guidata dal generale Sir Herbert Plumer per sostenere la manovra di arresto della ritirata a capofitto italiana. Quattro divisioni di fanteria inglesi e quattro squadroni del Royal Flying Corps furono inviati in treno; i francesi inviarono sei divisioni e tre squadriglie aeree. Il ventisei Dicembre Millenovecentodiciassette, il clima mite del sud sorprese ancora una volta Robert Dale.

Dopo il cupo inverno nelle trincee del Nord Europa, il viaggio in treno fino in Italia sarebbe stato un tripudio di colori e di tepore fuori stagione. Un tenente della Royal Flying Force scrisse alla madre: “Nelle ultime ore ho visto i più bei paesaggi di tutta la mia via mentre viaggiavamo lungo la costa da Marsiglia all’Italia. Nizza e Montecarlo sono città bellissime e attraversandole siamo stati salutati con grande calore. Il clima qui è bello e caldo come da noi in agosto, sebbene sia pieno inverno. Ho visto per la prima volta le arance crescere sugli alberi.”
Arrivarono a Padova il trenta Dicembre, e da qui proseguirono verso Villalta. Il comando d’armata era determinato a far sì che questa missione non fosse vista come una vacanza dal fronte. Gli ordini emessi in Italia proibivano di spedire a casa cartoline di città italiane, di possedere macchine fotografiche, l’acquisto di alcolici e liquori e il divieto di accettare vino o di acquistare pane dalle panetterie locali.
Robert Dale, che si era autoproclamato “studioso, scrittore e pittore”, era stuzzicato dalla vicinanza con le glorie dell’arte e dell’architettura italiana, da Tiepolo a Palladio. Ma non furono concessi permessi per gite turistiche. Agli ufficiali non fu consentito di visitare Venezia fino a molto tempo dopo, e sempre in misura inferiore rispetto alla truppa.
Una zona di non volo, ulteriormente rinforzata da una cortina di cavi d’acciaio sospesi tra palloni di sbarramento proibiva il sorvolo per cinque miglia attorno alla Serenissima. Ma la nuova linea rinforzata dagli anglo-francesi avrebbe fermamente difeso i suoi tesori, e quelli di Verona, Vicenza e Padova. Erano collocati sul margine occidentale della pianura veneta, circondati dalle montagne che avevano visto aspri combattimenti svolgersi in terribili condizioni ambientali.
Le linee difensive erano rette da una rete di fiumi che scorrono verso sud-est attraverso la pianura fino all’Adriatico: il Piave, il Monticano, il Tagliamento e l’Isonzo, lungo il quale erano infuriate numerose battaglie, culminate nella dodicesima, meglio conosciuta come Caporetto.
Le truppe britanniche presero posizione sulla sponda destra del Piave, che ora era un rigagnolo, ma che poteva trasformarsi in un impetuoso torrente in primavera.
Gli aerei della Royal Flying Corps erano stati impegnati in perlustrazioni fotografiche della vasta pianura, nel bombardamento di ferrovie e nodi stradali, centrali elettriche, campi militari e d’aviazione, mentre i palloni frenati, (sui quali era impiegato Robert Dale n.d.t.), protetti da aerei Sopwith Camel, cercavano gli obbiettivi e dirigevano il fuoco delle artiglierie.
Il fronte italiano divenne un fronte d’aria e di terra, con costanti incursioni e ritorsioni. I britannici bombardavano specialmente durante il giorno, i tedeschi durante la notte; gli italiani e gli austriaci, per non essere da meno, in entrambi i momenti.
Con così pochi palloni a disposizione, gli equipaggi trascorsero lunghi periodi al fronte, senza i periodi di retrovia garantiti alla fanteria.
I palloni di entrambi gli schieramenti furono allettanti obbiettivi per i più temerari assi volanti.
Era un eccitante sport per i piloti “mangiare una salsiccia prima di colazione”, sfidando i rischi legati ai caccia di scorta ai palloni. 

(…..)


La testimonianza oculare del meccanico Harry Green è l’unica fonte che racconta quel pomeriggio.
Le note sul suo diario sono secche e oggettive.
La struggente nota finale, in una storia piena di pathos, è il cognome, scritto in maniera errata, di Robert.
Ventinove Gennaio Millenovecentodiciotto: Pallone numero trentaquattro abbattuto in fiamme da aereo tedesco. L’osservatore si è salvato lanciandosi col paracadute.
Trenta gennaio Millenovecentodiciotto : Aereo ostile attorno ad un nostro pallone. Nessun danno.
Trentun Gennaio Millenovecentodiciotto: Giornata nebbiosa. Alle sedici pallone numero Trentaquattro abbattuto in fiamme. Il tenente Bale è stato ucciso.
Green non cita il destino dell’osservatore che era sul pallone con Dale quel giorno e che si salvò. Ma le sue note cliniche dell’ospedale militare di Maghull rivelano un uomo fortemente scosso dall’esperienza e dalla morte di Robert.
Neurhastenia: Sottotenente James Baxter, Trentatreesima sezione palloni frenati, Royal Flying Corps.
Uomo di quaranta anni con ventuno anni di servizio. Era un osservatore su palloni frenati. Si è rotto la dentatura superiore ed è impossibilitato a masticare.
Ha sofferto di molte conseguenze e principalmente di un esaurimento nervoso dopo che il suo pallone fu abbattuto e dovette assistere alla morte violenta del suo compagno e amico.
Ha sofferto di insonnia e incubi, vertigini e mal di testa.
La trentatreesima sezione è rimasta, indebolita, in Italia fino alla fine della Guerra. E così ha fatto Robert Dale.
Egli si trova ancora lì, nel cimitero Britannico di Giavera, sotto una bianca lapide. Almeno lì il suo nome è scritto correttamente.
Irene, la sua musa danzante, ricevette il telegramma fatale nel loro appartamento di Kensington.
Robert le lasciava le sue quattrocentosessantaquattro sterline, abbastanza per acquistare Bourne Stream, un Cottage con vista sul porto di Bostcastle, in Cornovaglia.
Dopo la guerra, quando il tempo – come scrisse nel suo diario – sembrava essersi “fermato tra il passato in frantumi e il futuro sconosciuto”, chiese che le medaglie di Robert fossero mandate lì, ricordo dell’ombra fugace di un matrimonio in tempo di guerra.

 

I caduti trevigiani di Bligny

Per ricambiare l’aiuto ricevuto dagli Alleati nel novembre del 1917, quando un contingente francese fu inviato in Italia nella zona montana del Monte Tomba – Monfenera per sostenere l’esercito italiano in difficoltà dopo Caporetto, fu destinato, nel marzo 1918, anche il II Corpo d’Armata italiano al comando del Generale Alberico Albricci.

Le truppe italiane furono impegnate tra la fine di Maggio e la fine di Luglio in violenti scontri con le truppe tedesche nel corso della cosiddetta Battaglia di Bligny o seconda battaglia della Marna. Dopo la guerra sulla stessa collina dove si svolse la battaglia fu eretto un grande cimitero che custodisce la sepoltura di oltre 5000 caduti.

Tra loro, quasi a compensazione dell’aiuto francese del 1917, sono numerosi i caduti Trevigiani:

Caduti Trevigiani – Bligny (fonte: elaborazione dei dati nazionali presenti sul sito www.cimeetrincee.it)

  • BIONI ANGELO ALTIVOLE
  • ZANATTA SILVIO ARCADE
  • ZANESCO FEDERICO ASOLO
  • GASPARINOTTO GIUSEPPE CARBONERA
  • CECCHETTO ANTONIO CASALE S. SILE
  • ROMANO MARIO CASALE SUL SILE
  • BORTOLOTTO VIRGINIO CASTELFRANCO V.
  • PEROSIN AMERIGO CASTELFRANCO V.
  • RAINATI MANLIO CASTELFRANCO V.
  • BARAZZA GIUSEPPE CONEGLIANO
  • FURLAN DOMENICO CONEGLIANO
  • MIGOTTO VINCENZO CONEGLIANO VENETO
  • SALVADOR ANDREA CORDIGNANO
  • DEL BELLO FRANCESCO CRESPANO DEL GRAPPA
  • BARISAN FEDERICO FARRA DI SOLIGO
  • CESCON GIACINTO FONTANELLE
  • GIRARDO VITTORIO FONTANELLE
  • VOLPATTA GIUSEPPE FOSSALUNGA
  • PIZZOLATO LUIGI ISTRANA
  • MASCETO SANTE LUTRANO
  • MARTIGNAGO PIETRO MASER
  • BRISOTTO DURANDO MONASTIER DI TREVISO
  • NOGAROTTO AUGUSTO MOTTA DI LIVENZA
  • BREDA PIETRO ORSAGO
  • CASAGRANDE GIUSEPPE PAESE
  • SPALDRETTI DOMENICO PAESE
  • GATTO GIUSEPPE POSSAGNO
  • PAVAN GIUSEPPE MONTEBELLUNA
  • GRESPAN AUGUSTO POVEGLIANO
  • CATTARIN GIUSEPPE QUINTO DI T.
  • MORANDIN GIACOMO REFRONTOLO
  • SERRATO GIACOMO RESANA
  • VOLPATO VINCENZO RESANA
  • FAVA LUIGI REVINE LAGO
  • FLORIAN MARIO PRIMO RONCADE
  • FLORIAN EUGENIO RONCADE
  • PIOVESAN ALESSANDRO RONCADE
  • BAGLIONI DOMENICO FARRA DI SOLIGO
  • MARSURA BORTOLO S.PIETRO DI BARBOZZA
  • GIACOMINI BIAGIO SAN BIAGIO DI CALLALTA
  • GUEROTTO EUGENIO SAN PIETRO DI BARBOZZA
  • BREDA GIOVANNI BATTISTA SAN VENDEMIANO
  • PELLIZZARI LORENZO SAN ZENONE D. EZZELINI
  • PIZZOL ANTONIO SARMEDE
  • MINUTE PIETRO SEGUSINO
  • CROSATO GIOVANNI TREVISO
  • FURLAN AMEDEO TREVISO
  • FAVARO GIORGIO VEDELAGO
  • MARCHESIN ANTONIO VEDELAGO
  • PORETTI NAPOLEONE VIDOR
  • DORO MATTEO VITTORIO VENETO
  • SEGAT ALESSANDRO VITTORIO VENETO
  • TOLLOT SANTE VITTORIO VENETO

Tra i soldati italiani che hanno combattuto a Bligny c’era anche lo scrittore Curzio Malaparte, che ci ha lasciato una caustica ed amara testimonianza nel poema I morti di Bligny giocano a carte


I morti di Bligny giocano a carte
nell’ombra verde dei boschi,
parlan ridendo della guerra,
dei giorni di licenza,
della casa lontana, degli amici
rimasti a vivere nel sole caldo.
Tuona il cannone, tuona ancora il cannone
dalla parte di Reims di Chateau Thierry di Soissons
o forse è un temporale che si allontana
verso lo Chemin des Dames verso Epernay
verso Laon e le nuvole gonfie
d’erba e di foglie sfiorano passando
i vigneti sui bianchi poggi della Champagne.
La guerra è finita ormai, da vent’anni è finita,
son tornati i contadini
ai villaggi tutti nuovi,
verniciati di fresco,
frotte di bambini ruzzano nei prati,
lungo le rive dell’Ardre, e i campi di grano
splendono gialli nel sole polveroso.
Un’ altra estate è tornata,sciami d’insetti ronzano nell’aria dolce,
e i morti giocano a carte nell’ombra verde
del Bois des Eclisses, del Bois de Courton,
sul pendio di Marfaux e di Nanteuil La Fosse,
lungo le strade che vanno da Reims a Parigi:
morti italiani
morti tedeschi
morti inglesi
morti francesi e senegalesi.
Gli Italiani giocano a scopone
giocano a briscola e a zecchinetto,
alla morra e a scassaquindici,
e ogni tanto alzano gli occhi, guardano il grano maturo,
e i compagni che tornan dai campi
con la zappa sulla spalla:
e il paese intorno ha già un viso italiano,
ché l’Italiano semina il suo paese
dovunque vada, i monti i fiumi il cielo il mare del suo paese.
Oh guarda guarda laggiù, nella conca di Champlat,
i Calabresi del generale Cartìa,
guarda i boschi neri dagli alberi duri,
chiome dorate han le macchie dei rovi, e sembran le selve
di Calabria a picco sugli agruimeti lungo l’Jonio.
Oh guarda guarda laggiù,
guarda gli Umbri dell Brigata Alpi,
quei pioppi d’argento come olivi, e la terra pallida
sotto il giovane fuoco delle viti:
il verde respira sereno come intorno a Spoleto,
a Magione a Perugia a Spello a Todi a Orvieto.
E laggiù, verso Vrigny, che dolcezza lombarda
nei campi, fiera dolcezza dei fanti lombardi
caduti per difendere la strada di Paris,
morti ridendo come muoiono i macaronis.
E laggiù nella valle sotto il Bois des Eclisses,
dov’era il Decimo da Campagna,
(tutti morti, artiglieri e cavalli, intorno ai pezzi roventi)
com’ è dura la creta bianca, dura che spezza i denti
a guardarla, come la creta dei monti di Caserta,
e l’Ardre è come il Volturno
dall’acqua piena d’erba di colore notturno.
oh dappertutto è Italia, oh unica al mondo Italia,
con le tue case le tue vigne i tuoi campi di grano,
oh dappertuto è Italia dove son tombe italiane.
Morire che importa? morire
per il nome mattutino d’Italia.
Ma fossimo almeno caduti sulle rive del Piave,
sulle rupi del Grappa: e non qui, non qui
dove la gente ci dice: Qu’est que vous faites ici.[…]

Feriti nell’anima

FERITI NELL’ANIMA.
STORIE DI SOLDATI DAI MANICOMI DEL VENETO

Durante la Grande Guerra oltre 40.000 militari italiani furono ricoverati negli ospedali psichiatrici, ma probabilmente un numero di gran lunga superiore, mai rilevato, diede segnali di sofferenza psichica di fronte alla tragica quotidianità della vita al fronte. A Treviso, posta a ridosso del fronte, il manicomio del Sant’Artemio divenne un luogo simbolo di questa triste pagina di storia. Nel suo libro Feriti nell’anima. Storie di soldati dai manicomi del Veneto, Nicola Bettiol, attraverso la documentazione psichiatrica e le lettere censurate contenute nelle cartelle cliniche, racconta le storie, le speranze e le sofferenze di questi uomini, per troppo tempo dimenticati dalla memoria.

La fuga nella malattia mentale andò progressivamente configurandosi come uno degli elementi distintivi della prima guerra tecnologica di massa. Migliaia di uomini che dovettero subire a fondo il potere estraniante della trincea, il continuo rovesciamento dei valori, la perdita di controllo sulla propria esistenza, l’annullamento della dignità personale, manifestarono un diffuso malessere che ebbe modo di esprimersi nella follia.
I medici dell’ospedale di Verona annotavano nella cartella clinica di un soldato:
“E’ irrequieto, parla a bassa voce come se vedesse compagni o austriaci, chiede il suo fucile ma tutto dolcemente senza agitarsi né gridare. Negativista, è quindi inaccessibile alle domande, continuando nel suo monologo annunciato da gesticolazione vivace e corretta. Parla sottovoce, si fa coraggio, riproduce con la bocca il suono della mitragliatrice e del fucile. Riproduce il movimento del gettare bombe a mano e di andare all’assalto alla baionetta. E’ continuamente in relazione a ciò, allucinato uditivo, quando lo si tocchi, si ritrae spaventato. Sempre spaurito in atteggiamento di difesa con tendenza a nascondersi; vede e sente austriaci dovunque”.

Il tenente Michele Orlando di Napoli, che si era arruolato volontario nel 1915, descrive bene la sensazione di spogliazione materiale e spirituale che avvertivano i soldati varcando la soglia del manicomio:                                                                 

Treviso, 7 marzo 1917
Carissimo amico mio,
ieri sera fui accompagnato all’ospedale neuropsichiatrico di Treviso, proveniente da Verona. Ebbi un’impressione un po’ dolorosa quando mi vidi un custode al lato, sembrandomi di essere diventato un infante, e peggio ancora, un demente; un individuo che non risponde più dei suoi atti, delle sue azioni.
E la dolorosa impressione non si cancellò con l’entrare nell’ospedale-manicomio, perché, accompagnato dal capo infermiere, dovetti spogliarmi di tutti gli oggetti che avevo con me.
Immaginate un po’ se io, con questo regime di vita possa guarire! Io sento il bisogno di respirare aria libera ed invece stiamo serrati dentro; sento il bisogno di stare in compagnia di persone che non mi ricordano la guerra, ed invece sto con tutti ufficiali, sento il bisogno di sentirmi circondato da un mondo di sani ed invece sto in mezzo ai malati, ognuno racconta la sua sventura, ognuno la sua tribolazione, ed io soffro assai ..”

Il tenente Italo, di Reggio Calabria, in servizio Militare dal 1914, entrò in zona di guerra il 24 Maggio 1915.
Fu sul fronte dell’Isonzo, sul monte Zebio e sul Monte Pasubio. Nell’Ottobre 1915 venne ferito alla testa da una scheggia di bomba, nel gennaio 1916 fu ferito al braccio, ma non ebbe nessuna licenza per dette ferite.
Dopo un’offensiva sul Pasubio, in cui si distinse e per questo ricevette un encomio solenne, ebbe un trauma psichico violento che lo portò all’ospedale.                                                                         

Treviso, 12 Luglio 1917
Carissima sorella,
eccomi all’ospedale di Treviso e voglio sperare che sia l’ultima tappa. Credo che qui mi tratterranno un poco di tempo. Devi sapere che in seguito ad un terribile bombardamento sul Pasubio sono rimasto un poco impressionato e moralmente scosso. Adesso ho migliorato di molto mentre prima ero balbuziente. A Treviso io spero di ottenere qualche mese di licenza di convalescenza e ti prometto che se verrò a casa ti porterò a Roma.
Questa mattina sono stato visitato ancora ed il dottore ha detto che sono un ammalato di nervi perché avendo gli occhi bendati non riuscivo a camminare nella dritta direzione ciò ch’è indizio di un disorientamento. Veramente molte cose hanno concorso per turbare il mio sistema nervoso. Ti ricordi la mia prima caduta per lo scoppio di un proiettile, ebbene io credo che quello è stato il colpo di grazia per me. Ve lo scrissi sempre a casa che mi sentivo triste ed in uno stato d’animo indicibile senza sapere trovare la ragione di questo malessere generale ..”

 

Fuge Thomas

Come spesso è accaduto nel corso di questi anni le informazioni raccolte riguardo ai soldati britannici sepolti nel Giavera British Cemetery sono state fornite dalle famiglie di origine. A volte la concessione a pubblicare foto e informazioni avviene dopo aver consultato altri membri della famiglia. Ecco quanto mi ha scritto Neil Bradbury in merito al soldato Thomas Fuge:

Vi invio alcune immagini del mio parente Thomas Fuge, era il cugino di mia nonna (che tra l’altro perse il marito nel corso della seconda guerra mondiale), dopo essermi consultato con altri membri della famiglia. Stiamo cercando altre informazioni per definire con certezza quale dei tre fratelli della famiglia Fuge ritratta nella foto sia Thomas.  Il ritaglio di giornale elenca il suo stato di servizio fino alla morte. Mi auguro possa servire al vostro progetto.

Neil Bradbury

La famiglia Fuge. Dal confronto tra le due foto emerge che Thomas dovrebbe essere il soldato sulla destra.

IL NECROLOGIO DI THOMAS FUGE Fuge Thomas Robertes – matricola 15924 1° battaglione Cheshire Regiment, figlio di Thomas Fuge residente al 33 Limenkil Lane – Poulton, ricordato dalla moglie Ada, figlia di Richard e Hannah Edwards di Seacombe. Nato SeacombeWallasey, contea di Chester il 14 agosto 1898, ha studiato alla Sommerville School, ha lavorato come cuoco sulla nave SS Ribbledale. Arruolatosi come volontario allo scoppio della guerra il 7 settembre 1914 con il 12° Cheshire, ha combattuto nei Balcani (Salonicco) dal Settembre 1915 al settembre 1916, quando è rientrato in Inghilterra per malattia (febbre e dissenteria). Rientrato in servizio ha combattuto in Italia dal gennaio 1918, trasferito al 1° battaglione del suo reggimento, fu ucciso in combattimento dallo scoppio di una granata , è sepolto nel Giavera British Cemetery in Italia. Il suo capitano ha scritto di lui: “il soldato Fuge ha raggiunto la mia compagnia in Italia appena prima che raggiungessimo il fronte, io avevo appena perso il mio attendente, che era stato ricoverato in ospedale, e gli ho chiesto se volesse sostituirlo. E’ stato così il mio attendente per alcuni giorni., e posso assicurale, signora, che lo consideravo come un amico, e la sua morte mi ha colpito.” Prima della guerra è stato anche un appassionato calciatore militando nelle fila del Poulton Rovers.

Maurizio Pagliano

Nato l’ 11 Ottobre 1890 a Imperia (SV), Capitano deposito Aereonautico, morto il 29 Dicembre 1917 nel cielo di Conegliano per incidente di volo, sepolto nel Sacrario di Nervesa della Battaglia.

Maurizio Pagliano             Luigi Gori e Maurizio Pagliano

Luigi Gori,  Maurizio Pagliano, Gabriele D’Annunzio e G.B. Pratesi davanti al Ca.2378 “Asso di Picche”- foto CC da Wikipedia

Maurizio Pagliano è stato uno dei più celebri aviatori italiani della Grande Guerra . Capitano pilota del Corpo aeronautico militare, fu un pioniere dell’aviazione da bombardamento italiana.
Per il suo valore gesta fu insignito di quattro medaglie d’argento e una di bronzo al valor militare.

Medaglia d’argento al valor militare
«Vero pilota da battaglia, ricco di singolari qualità, riusciva ad ottenere sempre da qualunque apparecchio, anche imperfetto o danneggiato, la massima efficacia di manovra e di tiro, e di combattimento in combattimento diè sempre maggior prova di ardire e di perizia, partecipando con successo alle più rischiose imprese.»
Cielo della fronte Giulia, ottobre 1916-19 agosto 1917.

Medaglia d’argento al valor militare
«Abilissimo pilota di bombardamento e comandante di squadriglia di singolare audacia e serenità, durante l’offensiva austro-ungarica bombardava importanti obiettivi e conduceva con grande ardimento il suo velivolo a bassissima quota, mitragliando truppe nemiche, tra l’infuriare delle artiglierie e delle mitragliatrici avversarie. Esempio mirabile di calma, entusiasmo, audacia e ardimento.» Cielo di Tolmino, Piave, Trentino, 25 ottobre-dicembre 1917.

Medaglia d’argento al valor militare
«Bombardiere abilissimo, da poche centinaia di metri colpiva per ben 42 volte il nemico con bombe e con la mitraglia, portando il disordine e la morte tra le sue file. Durante un’audace missione di guerra, mentre, dando mirabile esempio di cooperazione con la fanteria, mitragliava da bassa quota con l’abituale ardimento il nemico, attaccato da numerosi apparecchi da caccia, veniva dopo lunga e strenua lotta abbattuto con l’apparecchio in fiamme.»
Piave, 30 dicembre 1917.

Medaglia d’argento al valor militare
«Prode fra i prodi aviatori della squadriglie da bombardamento, sfidando volontariamente l’ignoto in una pericolosa navigazione e le difese antiaeree nemiche, in una brumosa notte illune, eseguiva una brillante ed importante azione di bombardamento su territorio nemico, conseguendo brillantemente gli obiettivi prefissi. Esempio mirabile di entusiasmo, di ardimento, e di fermezza d’animo.»
Cielo di Nabresina e Prosecco, notte del 26 giugno 1917.

Medaglia di bronzo al valor militare
«Su apparecchi terrestri, percorrendo un lungo tratto in mare aperto, in condizioni avverse, riusciva con altri, a raggiungere le Bocche di Cattaro ed a colpire con grande esattezza ed efficacia gli obiettivi navali, ritornando con tutti gli altri alla base, nonostante le deviazioni inevitabili nella crescente foschia.»
Bocche di Cattaro, 4-5 ottobre 1917.

I caduti sul Montello della provincia di Foggia nei documenti dell’archivio di Stato

Uno degli strumenti più importanti per ricostruire le vicende dei soldati della grande guerra è sicuramente il foglio matricolare, un documento nel quale è sintetizzata la storia militare di ciascuno di essi, dall’arruolamento all’invio in zona di guerra fino alla morte.

Grazie alla preziosa collaborazione del direttore dell’archivio di stato di Foggia, dottor Iazzetti, ora sovraintendente archivistico per il Friuli Venezia Giulia, è stato possibile acquisire questi preziosi documenti per quasi tutti i caduti foggiani che risultano essere caduti sul Montello negli archivi del Museo Emotivo.

Dalla loro consultazione è stato possibile acquisire tante utili informazioni e spunti per approfondire la conoscenza delle loro storie.

 

1 – ABBRUZZESE GIUSEPPE DI VINCENZO NATO IL 08/11/1893 A ORTA NOVA SOLDATO 96° FANTERIA MORTO IL 19/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO SEPOLTURA IGNOTA

    

2 – AMETTA GIOVANNI DI LUIGI NATO IL 21/01/1883 A TORRE MAGGIORE SOLDATO DEL 237° FANTERIA MORTO IL 09/03/1917 NELL’ OSPEDALE DA CAMPO N. 0129 PER MALATTIA SEPOLTO NEL SACRARIO DI NERVESA

3 – ANTONACCI STEFANO DI ANTONIO NATO IL 18/12/1885 A SAN GIOVANNI ROTONDO SOLDATO DEL 95° FANTERIA MORTO IL 16/06/1918 SUL MONTELLO

4 – BUCCI GIUSEPPE DI LUIGI NATO IL 27/09/1896 A VIESTE CAPORALE DEL 96° FANTERIA MORTO IL 19/06/1918 SUL MONTELLO

5 – CAMPANARO ROCCO DI GIOVANNI NATO IL 15/05/1898 A CASTELLUCCIO VALMAGGIORE SOLDATO DEL 40° FANTERIA MORTO IL 19/06/1918 SUL MONTELLO

6 – CANNAROZZI ANGELO DI PASQUALE 27/07/1890 NATO A CARPINO CAPITANO 2° REGGIMENTO ALPINI MORTO IL 10/11/1917 SUL PIAVE/VIDOR SEPOLTO NEL SACRARIO NERVESA

7 – CAPPELLETTA MICHELE DI LEONARDO NATO IL 27/07/1899 A SAN MARCO LA CATOLA SOLDATO DEL 39° FANTERIA MORTO IL 20/06/1918 SUL MONTELLO

8 – CATINO LEONARDANTONIO DI SAVINO NATO IL 18/03/1897 A TRINITAPOLI SOLDATO DEL 222° FANTERIA DISPERSO IL 25/06/1918 SUL MONTELLO

9 – CIPOLLONE PASQUALE DI LEONARDO NATO IL 02/01/1899 A CASALNUOVO MONTEROTARO SOLDATO DEL 39° FANTERIA MORTO IL 19/06/1918 SUL MONTELLO

10 – COLECCHIA RAFFAELE DI PASQUALE NATO IL 07/08/1889 A FOGGIA SOLDATO DEL 164° FANTERIA MORTO IL 15/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO

11 – D’ALESSANDRO ANDREA DI NICOLA NATO IL 05/04/1894 A MANFREDONIA CAPORALE 1098° COMPAGNIA MITRAGLIERI FIAT MORTO IL 19/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO

12 – DE GREGORIO MICHELE DI SAVINO NATO IL 08/05/1898 A TORRE MAGGIORE SOLDATO DEL 39° FANTERIA DISPERSO IL 20/06/1918 SUL MONTELLO

13 – DI BARI ANTONIO DI MICHELE NATO IL 04/01/1884 A SAN SEVERO SOLDATO DEL 29° FANTERIA MORTO IL 19/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO SEPOLTO NEL SACRARIO NERVESA

14 – DI BENEDETTO BENEDETTO DI DOMENICO NATO IL 23/02/1899 A SERRACAPRIOLA SOLDATO DEL 138° FANTERIA MORTO IL 16/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO

15 – DI PERNA ANGELO DI ANTONIO NATO IL 27/10/1899 A CARPINO SOLDATO DEL 7° REGGIMENTO GENIO MORTO IL 10/09/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO SEPOLTO NEL SACRARIO NERVESA

16 – DI PIERNO PASQUALE DI GIOVANNI NATO IL 01/04/1899 A PIETRA MONTECORVINO SOLDATO DEL 39° FANTERIA DISPERSO IL 15/06/1918 SUL MONTELLO

17 – DOTOLI GIUSEPPE DI PLACIDO NATO IL 10/10/1891 A VOLTURINO SOLDATO DEL 96° FANTERIA DISPERSO IL 19/06/1918 SUL MONTELLO

18 – FABRIZIO MATTEO DI ANTONIO NATO IL 16/04/1888 A MANFREDONIA SOLDATO DEL 215° FANTERIA DISPERSO IL 15/06/1918 SUL MONTELLO

19 – FINELLI ALBERTO DI MICHELE NATO IL 09/11/1894 A PIETRA MONTECORVINO CAPORALE VIII° REPARTO D’ASSALTO MORTO IL 27/10/1918 SUL PIAVE PER FERITE RIPORTATE IN COMBATTIMENTO SEPOLTO NEL SACRARIO NERVESA

20 – FIORE BIAGIO DI BERNARDINO NATO IL 28/11/1896 A FOGGIA TENENTE DI COMPLEMENTO 95° FANTERIA MORTO IL 16/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO SEPOLTO NEL SACRARIO DI NERVESA

21 – GABALDI ALFREDO DI GIOVANNI NATO IL 28/08/1897 A FOGGIA SOLDATO 39° FANTERIA MORTO IL 19/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO

22 – GIOVANNELLI GIUSEPPE DI LEONARDO NATO IL 02/10/1885 A SAN SEVERO SOLDATO 215° FANTERIA MORTO IL 15/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO

23 – INFASCELLI PASQUALE DI MATTEO NATO IL 22/11/1899 A CERIGNOLA SOLDATO 39° FANTERIA MORTO IL 25/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO

24 – LA PORTA MICHELE DI GIUSEPPE NATO IL 20/11/1899 A SAN MARCO IN LAMIS SOLDATO 137° FANTERIA MORTO IL 21/06/1918 SUL MONTELLO – GIAVERA IN COMBATTIMENTO SEPOLTO NEL SACRARIO NERVESA

25 – LABELLARTE GIOVANNI DI NICOLANTONIO 13/12/1899 CERIGNOLA SOLDATO 39° FANTERIA MORTO IL 19/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO

26 – LAGRASTA VINCENZO DI CORRADO NATO IL 06/12/1893 A SERRACAPRIOLA SOLDATO 111° FANTERIA MORTO IL 26/05/1918 NELL’OSPEDALETTO DA CAMPO N° 124 PER MALATTIA SEPOLTO NEL SACRARIO NERVESA

 

27- LUISI GIOVANNI DI MICHELE NATO IL 17/12/1899 A TROIA SOLDATO 6° REGGIMENTO ALPINI MORTO IL 27/10/1918 SUL PIAVE PER FERITE RIPORTATE IN COMBATTIMENTO SEPOLTO NEL SACRARIO NERVESA

28 – MANGIACOTTI ANTONIO DI GIOVANNI NATO IL 06/10/1897 A SAN GIOVANNI ROTONDO SOLDATO 8° BERSAGLIERI MORTO IL 28/10/1918 SUL PIAVE IN COMBATTIMENTO SEPOLTO NEL SACRARIO NERVESA

29 – MAZZILLI CARMINE DI FRANCESCO NATO IL 25/02/1896 A CERIGNOLA SOLDATO 113° FANTERIA MORTO IL 24/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO SEPOLTO A MILANO -S.AMBROGIO SACRARIO

30 – NIGRETTI DOMENICO DI NICOLA 23/06/1892 SAN FERDINANDO DI PUGLIA CAPORALE 4° REGGIMENTO ARTIGLIERIA DA FORTEZZA MORTO IL 27/10/1918 NELL’ OSPEDALETTO DA CAMPO N. 165 IN COMBATTIMENTO SEPOLTO NEL SACRARIO NERVESA

31 – OCCHIONORELLI LUIGI DI GAETANO NATO IL 03/05/1899 A CERIGNOLA SOLDATO 73° FANTERIA MORTO IL 19/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO

32 – PALMIERI ALBERTO DI ANGELANTONIO NATO IL 19/10/1899 A PIETRA MONTECORVINO SOLDATO39° FANTERIA MORTO IL 20/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO

33 – PASTORE GIUSEPPE DI PIETRO NATO IL 24/11/1883 A TORRE MAGGIORE SOLDATO 5° FANTERIA DISPERSO IL 16/06/1918 SUL MONTELLO

34 – QUAGLIA STEFANO DI NICOLANTONIO NATO IL 07/09/1899 A PESCHICI CAPORALE 39° FANTERIA MORTO IL 19/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO

35 – RADATTI PASQUALE DI MATTEO NATO IL 04/11/1899 A MONTE SANT’ANGELO SOLDATO 39° FANTERIA MORTO IL 20/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO

36 – RENDINA ANGELO RAFFAELE DI ALESSIO NATO IL 19/08/1899 A SAN MARCO IN LAMIS SOLDATO 2° ARTIGLIERIA DA MONTAGNA MORTO IL 28/09/1918 NELL’ OSPEDALETTO DA CAMPO N. 056 PER MALATTIA SEPOLTO NEL SACRARIO NERVESA

37 – SANSELICIO NICOLA NATO IL 06/12/1876 A MANFREDONIA SOLDATO 456° CENTURIA LAVORATORI MORTO IL 27/12/1917 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO SEPOLTO NEL SACRARIO NERVESA

    

38 – SARACENO PRIMIANO DI ANTONIO NATO IL 09/10/1889 A LESINA SOLDATO 164° FANTERIA DISPERSO IL 15/06/1918 SUL MONTELLO

39 – SIMEONE VINCENZO DI GIUSEPPE NATO IL 07/02/1894 A POGGIO IMPERIALE SOLDATO 164° FANTERIA MORTO IL 15/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO

40 – SOCCIO GIUSEPPE DI PASQUALE NATO IL 17/02/1883 A SAN MARCO IN LAMIS SOLDATO 68° FANTERIA MORTO IL 16/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO

41 – STELLA NICOLA DI VINCENZO NATO IL 23/02/1899 A SAN FERDINANDO DI PUGLIA SOLDATO 29° FANTERIA MORTO IL 20/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO

42 – TROCCOLO EUSTACCHIO DI ALFONSO NATO IL 20/09/1899 A ISCHITELLA SOLDATO 39° FANTERIA MORTO IL 19/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO

43 – ZELANTE ANTONIO DI MICHELE NATO IL 11/09/1899 AD APRICENA SOLDATO DEL 37° FANTERIA DISPERSO IL 19/06/1918 SUL MONTELLO

44 – ZEOLLA LEONARDO DI INNOCENZO NATO IL 18/02/1892 A CASALNUOVO MONTEROTARO SOLDATO DEL 164° FANTERIA DISPERSO IL 15/06/1918 SUL MONTELLO

Alexander “Sandy” Mc. Allister

Tra i tanti caduti del Giavera British Cemetery non mancano gli sportivi. E’ il caso di  Alexander “Sandy” McAllister,  che prima della guerra militò nella squadra di calcio di Sunderland.
Era un beniamino dei tifosi locali, tanto che si racconta che quando segnò il suo primo goal con la squadra gli furono regalati un pianoforte e un orologio d’oro.
Ora il Museo Emotivo, con l’aiuto del giornale locale, il Sunderland Echo, sta cercando di scoprire l’identità dei due giovani ritratti con lui in una foto trovata nel cimitero Britannico di Giavera (Sandy è il primo a sinistra)
Sono forse altri giocatori del Sunderland, magari come lui morti in guerra e ricordati nel monumento eretto nei pressi dello stadio?

Per questo il giornale ha pubblicato un articolo nel quale si racconta come questa foto sia stata rinvenuta dal custode del  cimitero britannico di Giavera sulla tomba di Alexander Mc Allister.        Il giornale lancia un appello tra i suoi lettori per cercare di individuare chi siano i due giovani ritratti accanto a lui nella foto (Sandy è il primo da sinistra). Sono altri giocatori della squadra, o forse i figli dello stesso Mc Allister, nato nel 1878 a Kilmarnock.

Il giornalista del’Echo ripercorre inoltre la carriera calcistica del giocatore, dal suo esordio con il Sunderland nel 1897, al passaggio al Derby County nel 1904 fino al ritiro nel 1911.

L’ultima parte dell’articolo è dedicata alla esperienza di guerra, nel fronte occidentale, dove fu ferito nel corso della battaglia della Somme nel 1916 e ancora in Francia e infine in Italia dove morì nel febbraio 1918.

Sunderland Echo, Friday 06 February 2015

THE discovery of a Sunderland footballer’s picture in an Italian graveyard has sparked an international appeal for information.
A snapshot featuring World War One hero Alexander ‘Sandy’ McAllister and two mystery men was left on his grave at Giavera British Cemetery in Treviso Province. Now Pierluigi Sanzovo, of Museo Emotivo of the Great War in Veneto, is hoping Echo readers will be able to put names to faces and help solve the picture puzzle. “Sandy was buried at Giavera in 1918. The photo was put on his grave many years ago and was found by the caretaker. We have absolutely no idea who left it,” he said. “Whoever left it simply wrote McAllister on the back. I have had the photo for many years, but have discovered only recently that it is of the footballer Sandy McAllister. “It is a mystery who the other two young men are in the photograph. Could they be his brothers, or other Sunderland players? Perhaps they were soldiers just like him.” Sandy, the son of a Scottish pitman, was born in Kilmarnock in around 1878 and, despite showing a flare for sport, followed in his father’s footsteps to become a miner. In his spare time, however, he played for Kilmarnock and, on February 20, 1897, the “sturdy” teenager made his debut for Sunderland against Stoke City in a 4-1 win. “He won his spurs in the 1897 Test Matches, which he has worn ever since with great success,” one sports pundit wrote of the ‘heavily built and strong’ player in 1902. Indeed, Sandy – a short, stocky centre-half – went on to play in the first game at Roker Park and was an indispensable part of the 1902 Championship-winning side as well. His seven-year career with the Rokermen saw him make 215 appearances – receiving a gold watch and a piano from fans after scoring the first of five goals for the club. But he finally left Sunderland for Derby County in 1904, followed by Oldham in 1905 and Spennymoor Utd in 1909. By 1911, he was back in Sunderland – as a miner. His days as a SAFC player saw Sandy living at 4 William Street, but by 1911 he had moved to 73 Broadsheath Terrace, Southwick, with wife Isabel and their five children. Just three years later, when Britain declared war on Germany, the 36-year-old enlisted in the Northumberland Fusiliers and was wounded at the Battle of the Somme in 1916. He returned, however, to front-line fighting, serving in France and Italy. Tragically, Sandy died of food poisoning in February 1918 and was buried at Giavera Cemetery.

Biagio Fiore

Nato il 28 Novembre 1896 a Foggia, tenente di complemento del 95° reggimento di Fanteria, morto il 16 Giugno 1918 sul Montello per ferite riportate in combattimento, sepolto nel Sacrario di Nervesa della Battaglia

Il medagliere di Biagio ora custodito dalla famiglia.

La storia di Biagio Fiore è stata raccontata dalla pronipote Antonella Fiore nel romanzo Due fiumi, Manni editore. Il racconto inizia con la partenza di Biagio per la guerra e racconta la sua esperienza dal Carso alla morte sul Montello. I due fiumi del titolo sono l’Isonzo e il Piave.

  Sono sul treno.                                                                                 Svegliato di soprassalto dal balzo su uno scambio non bene assestato delle rotaie e dal tonfo del sedere sul sedile di legno. Cosa faccio qui?  E’ un istante quello che passa tra il sonno profondo della dimenticanza e la realtà della vita.        Sono sul treno. Giungerò ad Ancona verso le sedici. E’ arrivato anche per me il momento di essere un soldato e andare a onorare l’Italia e il suolo non ancora nostro; in questo momento realizzo che tra qualche ora vestirò altri panni e diventerò un fante del Regno. Da Foggia non siamo partiti in molti, forse una ventina, per la meta manca poco e spero di trovare subito la caserma, fare amicizia con qualcuno di cui possa fidarmi a pelle, non pensare a quello che sto per fare. Il treno asseconda la costa adriatica, è lo stesso mare del mio Gargano, è un mare di dicembre che non conosco ed è meglio fissarlo bene nella memoria perché non lo rivedrò per un po’ di tempo, lo sento. In molti dicono per pochi mesi, tanto durerà il nostro attacco agli eserciti degli Imperi Centrali che, carte alla mano, crolleranno a breve. Cadorna ne è sicuro: poche spallate e Gorizia sarà nostra.    Arrivato in stazione sul binario mi guardo intorno e noto che gli altri come me sono spaesati, valigia alla mano ci raggruppiamo e insieme procediamo verso la caserma. Uno dei ragazzi si avvicina a me. Salve, Pagani Tindaro sono” è inconfondibile l’accento siciliano “tutti però mi chiamano Dario, anche voi diretto alla Caserma Villarey?”  “Sì”, allungo la mano per salutarlo “io sono Biagio Fiore di Foggia.” “Piacere, facciamo la strada insieme?” “Volentieri.”