I caduti sul Montello della provincia di Foggia nei documenti dell’archivio di Stato

Uno degli strumenti più importanti per ricostruire le vicende dei soldati della grande guerra è sicuramente il foglio matricolare, un documento nel quale è sintetizzata la storia militare di ciascuno di essi, dall’arruolamento all’invio in zona di guerra fino alla morte.

Grazie alla preziosa collaborazione del direttore dell’archivio di stato di Foggia, dottor Iazzetti, ora sovraintendente archivistico per il Friuli Venezia Giulia, è stato possibile acquisire questi preziosi documenti per quasi tutti i caduti foggiani che risultano essere caduti sul Montello negli archivi del Museo Emotivo.

Dalla loro consultazione è stato possibile acquisire tante utili informazioni e spunti per approfondire la conoscenza delle loro storie.

 

1 – ABBRUZZESE GIUSEPPE DI VINCENZO NATO IL 08/11/1893 A ORTA NOVA SOLDATO 96° FANTERIA MORTO IL 19/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO SEPOLTURA IGNOTA

    

2 – AMETTA GIOVANNI DI LUIGI NATO IL 21/01/1883 A TORRE MAGGIORE SOLDATO DEL 237° FANTERIA MORTO IL 09/03/1917 NELL’ OSPEDALE DA CAMPO N. 0129 PER MALATTIA SEPOLTO NEL SACRARIO DI NERVESA

3 – ANTONACCI STEFANO DI ANTONIO NATO IL 18/12/1885 A SAN GIOVANNI ROTONDO SOLDATO DEL 95° FANTERIA MORTO IL 16/06/1918 SUL MONTELLO

4 – BUCCI GIUSEPPE DI LUIGI NATO IL 27/09/1896 A VIESTE CAPORALE DEL 96° FANTERIA MORTO IL 19/06/1918 SUL MONTELLO

5 – CAMPANARO ROCCO DI GIOVANNI NATO IL 15/05/1898 A CASTELLUCCIO VALMAGGIORE SOLDATO DEL 40° FANTERIA MORTO IL 19/06/1918 SUL MONTELLO

6 – CANNAROZZI ANGELO DI PASQUALE 27/07/1890 NATO A CARPINO CAPITANO 2° REGGIMENTO ALPINI MORTO IL 10/11/1917 SUL PIAVE/VIDOR SEPOLTO NEL SACRARIO NERVESA

7 – CAPPELLETTA MICHELE DI LEONARDO NATO IL 27/07/1899 A SAN MARCO LA CATOLA SOLDATO DEL 39° FANTERIA MORTO IL 20/06/1918 SUL MONTELLO

8 – CATINO LEONARDANTONIO DI SAVINO NATO IL 18/03/1897 A TRINITAPOLI SOLDATO DEL 222° FANTERIA DISPERSO IL 25/06/1918 SUL MONTELLO

9 – CIPOLLONE PASQUALE DI LEONARDO NATO IL 02/01/1899 A CASALNUOVO MONTEROTARO SOLDATO DEL 39° FANTERIA MORTO IL 19/06/1918 SUL MONTELLO

10 – COLECCHIA RAFFAELE DI PASQUALE NATO IL 07/08/1889 A FOGGIA SOLDATO DEL 164° FANTERIA MORTO IL 15/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO

11 – D’ALESSANDRO ANDREA DI NICOLA NATO IL 05/04/1894 A MANFREDONIA CAPORALE 1098° COMPAGNIA MITRAGLIERI FIAT MORTO IL 19/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO

12 – DE GREGORIO MICHELE DI SAVINO NATO IL 08/05/1898 A TORRE MAGGIORE SOLDATO DEL 39° FANTERIA DISPERSO IL 20/06/1918 SUL MONTELLO

13 – DI BARI ANTONIO DI MICHELE NATO IL 04/01/1884 A SAN SEVERO SOLDATO DEL 29° FANTERIA MORTO IL 19/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO SEPOLTO NEL SACRARIO NERVESA

14 – DI BENEDETTO BENEDETTO DI DOMENICO NATO IL 23/02/1899 A SERRACAPRIOLA SOLDATO DEL 138° FANTERIA MORTO IL 16/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO

15 – DI PERNA ANGELO DI ANTONIO NATO IL 27/10/1899 A CARPINO SOLDATO DEL 7° REGGIMENTO GENIO MORTO IL 10/09/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO SEPOLTO NEL SACRARIO NERVESA

16 – DI PIERNO PASQUALE DI GIOVANNI NATO IL 01/04/1899 A PIETRA MONTECORVINO SOLDATO DEL 39° FANTERIA DISPERSO IL 15/06/1918 SUL MONTELLO

17 – DOTOLI GIUSEPPE DI PLACIDO NATO IL 10/10/1891 A VOLTURINO SOLDATO DEL 96° FANTERIA DISPERSO IL 19/06/1918 SUL MONTELLO

18 – FABRIZIO MATTEO DI ANTONIO NATO IL 16/04/1888 A MANFREDONIA SOLDATO DEL 215° FANTERIA DISPERSO IL 15/06/1918 SUL MONTELLO

19 – FINELLI ALBERTO DI MICHELE NATO IL 09/11/1894 A PIETRA MONTECORVINO CAPORALE VIII° REPARTO D’ASSALTO MORTO IL 27/10/1918 SUL PIAVE PER FERITE RIPORTATE IN COMBATTIMENTO SEPOLTO NEL SACRARIO NERVESA

20 – FIORE BIAGIO DI BERNARDINO NATO IL 28/11/1896 A FOGGIA TENENTE DI COMPLEMENTO 95° FANTERIA MORTO IL 16/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO SEPOLTO NEL SACRARIO DI NERVESA

21 – GABALDI ALFREDO DI GIOVANNI NATO IL 28/08/1897 A FOGGIA SOLDATO 39° FANTERIA MORTO IL 19/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO

22 – GIOVANNELLI GIUSEPPE DI LEONARDO NATO IL 02/10/1885 A SAN SEVERO SOLDATO 215° FANTERIA MORTO IL 15/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO

23 – INFASCELLI PASQUALE DI MATTEO NATO IL 22/11/1899 A CERIGNOLA SOLDATO 39° FANTERIA MORTO IL 25/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO

24 – LA PORTA MICHELE DI GIUSEPPE NATO IL 20/11/1899 A SAN MARCO IN LAMIS SOLDATO 137° FANTERIA MORTO IL 21/06/1918 SUL MONTELLO – GIAVERA IN COMBATTIMENTO SEPOLTO NEL SACRARIO NERVESA

25 – LABELLARTE GIOVANNI DI NICOLANTONIO 13/12/1899 CERIGNOLA SOLDATO 39° FANTERIA MORTO IL 19/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO

26 – LAGRASTA VINCENZO DI CORRADO NATO IL 06/12/1893 A SERRACAPRIOLA SOLDATO 111° FANTERIA MORTO IL 26/05/1918 NELL’OSPEDALETTO DA CAMPO N° 124 PER MALATTIA SEPOLTO NEL SACRARIO NERVESA

 

27- LUISI GIOVANNI DI MICHELE NATO IL 17/12/1899 A TROIA SOLDATO 6° REGGIMENTO ALPINI MORTO IL 27/10/1918 SUL PIAVE PER FERITE RIPORTATE IN COMBATTIMENTO SEPOLTO NEL SACRARIO NERVESA

28 – MANGIACOTTI ANTONIO DI GIOVANNI NATO IL 06/10/1897 A SAN GIOVANNI ROTONDO SOLDATO 8° BERSAGLIERI MORTO IL 28/10/1918 SUL PIAVE IN COMBATTIMENTO SEPOLTO NEL SACRARIO NERVESA

29 – MAZZILLI CARMINE DI FRANCESCO NATO IL 25/02/1896 A CERIGNOLA SOLDATO 113° FANTERIA MORTO IL 24/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO SEPOLTO A MILANO -S.AMBROGIO SACRARIO

30 – NIGRETTI DOMENICO DI NICOLA 23/06/1892 SAN FERDINANDO DI PUGLIA CAPORALE 4° REGGIMENTO ARTIGLIERIA DA FORTEZZA MORTO IL 27/10/1918 NELL’ OSPEDALETTO DA CAMPO N. 165 IN COMBATTIMENTO SEPOLTO NEL SACRARIO NERVESA

31 – OCCHIONORELLI LUIGI DI GAETANO NATO IL 03/05/1899 A CERIGNOLA SOLDATO 73° FANTERIA MORTO IL 19/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO

32 – PALMIERI ALBERTO DI ANGELANTONIO NATO IL 19/10/1899 A PIETRA MONTECORVINO SOLDATO39° FANTERIA MORTO IL 20/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO

33 – PASTORE GIUSEPPE DI PIETRO NATO IL 24/11/1883 A TORRE MAGGIORE SOLDATO 5° FANTERIA DISPERSO IL 16/06/1918 SUL MONTELLO

34 – QUAGLIA STEFANO DI NICOLANTONIO NATO IL 07/09/1899 A PESCHICI CAPORALE 39° FANTERIA MORTO IL 19/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO

35 – RADATTI PASQUALE DI MATTEO NATO IL 04/11/1899 A MONTE SANT’ANGELO SOLDATO 39° FANTERIA MORTO IL 20/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO

36 – RENDINA ANGELO RAFFAELE DI ALESSIO NATO IL 19/08/1899 A SAN MARCO IN LAMIS SOLDATO 2° ARTIGLIERIA DA MONTAGNA MORTO IL 28/09/1918 NELL’ OSPEDALETTO DA CAMPO N. 056 PER MALATTIA SEPOLTO NEL SACRARIO NERVESA

37 – SANSELICIO NICOLA NATO IL 06/12/1876 A MANFREDONIA SOLDATO 456° CENTURIA LAVORATORI MORTO IL 27/12/1917 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO SEPOLTO NEL SACRARIO NERVESA

    

38 – SARACENO PRIMIANO DI ANTONIO NATO IL 09/10/1889 A LESINA SOLDATO 164° FANTERIA DISPERSO IL 15/06/1918 SUL MONTELLO

39 – SIMEONE VINCENZO DI GIUSEPPE NATO IL 07/02/1894 A POGGIO IMPERIALE SOLDATO 164° FANTERIA MORTO IL 15/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO

40 – SOCCIO GIUSEPPE DI PASQUALE NATO IL 17/02/1883 A SAN MARCO IN LAMIS SOLDATO 68° FANTERIA MORTO IL 16/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO

41 – STELLA NICOLA DI VINCENZO NATO IL 23/02/1899 A SAN FERDINANDO DI PUGLIA SOLDATO 29° FANTERIA MORTO IL 20/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO

42 – TROCCOLO EUSTACCHIO DI ALFONSO NATO IL 20/09/1899 A ISCHITELLA SOLDATO 39° FANTERIA MORTO IL 19/06/1918 SUL MONTELLO IN COMBATTIMENTO

43 – ZELANTE ANTONIO DI MICHELE NATO IL 11/09/1899 AD APRICENA SOLDATO DEL 37° FANTERIA DISPERSO IL 19/06/1918 SUL MONTELLO

44 – ZEOLLA LEONARDO DI INNOCENZO NATO IL 18/02/1892 A CASALNUOVO MONTEROTARO SOLDATO DEL 164° FANTERIA DISPERSO IL 15/06/1918 SUL MONTELLO

Giuseppe Gramigni

Sono tante le persone appassionate che abbiamo incontrato, quasi sempre virtualmente negli anni cercando le storie dei caduti del Montello. E’ il caso ad esempio di Elisa Fiorelli, che in Toscana si è occupata di Grande Guerra con ricerche e mostre, e che cura una interessante e ricca pagina facebook  Ricordi della Grande Guerra 1914-1918  e che ci  racconta la storia di un fante caduto sul Montello, Giuseppe Gramigni:

Giuseppe Gramigni di Raffaello Gramigni e Maria Bellini

Nato a Vitigliano (Frazione di Vicchio – FI) il 5 Dicembre 1899 in una famiglia contadina. Tutti lo chiamavano affettuosamente Pino. Aveva imparato a scrivere da solo, non potendo andare a scuola. Come tutti i ragazzi del’99, fu richiamato alle armi in seguito alla disfatta di Caporetto ed inviato a riempire le fila dell’esercito che aveva subito perdite gigantesche. Alcuni reggimenti furono addirittura ricostituiti interamente. Pino, alla fine del’17, fu inviato a riempire le fila del 7°Reggimento Fanteria “Cuneo” che si trovava nelle trincee del Massiccio del Grappa, precisamente sul Monte Pertica. Cima aspramente contesa nel Novembre del 1917, le cui linee opposte distavano più o meno 30 metri. Tornò in licenza a casa una sola volta, dove fece sapere che si trovava sul Monte Grappa. Nei primi mesi del ’18 fu trasferito nel 74°Reggimento Fanteria “Lombardia”, che si trovava schierato sempre sul Grappa, ma nel settore Est, sui Monti Solaroli. All’inizio di Giugno il 74°Reggimento fu inviato a riposo a Treviso, ma pochi giorni dopo, il 15 giugno, iniziò su tutto il fronte l’Offensiva Austriaca passata alla storia come Battaglia del Solstizio. Il 19 Giugno 1918, il 74° Fanteria, senza il supporto dell’artiglieria fu mandato in contro alle trincee Austriache nella località “Casa Serena” tenute dagli Ussari Ungheresi della brigata Heinlein. La zona era disseminate da nidi di mitragliatrice. Alle 13:00, Pino con i Fanti del 74°Reggimento, fu mandato allo sbaraglio: “era del tutto mancato il tempo necessario a un orientamento sul terreno e a una presa di contatto con i reparti già schierati, con gravi conseguenze ed errori nella individuazione delle località e di posizioni”. Poi, fallito l’attacco dove la Brigata Lombardia subì numerose perdite, alle 20 con l’ordine tassativo e “minaccioso di gravissimi provvedimenti”, fu ripetuto nuovamente il tentativo di prendere “Casa Serena”. In uno di questi due assalti, Pino, lasciò la sua vita. Oggi dovrebbe riposare nell’Ossario del Montello, ma benché non risulti fra i dispersi non c’è il suo nome.

Il suicidio di Eligio Porcu

Nato il 13 Dicembre 1894 a Quartu Sant’Elena (CA), capitano del 45° reggimento di fanteria, morto il 16 Giugno 1918 sul Montello.

Il capitano Eligio Porcu, nato il 13 Dicembre 1894 a Quartu Sant’Elena, in provincia di Cagliari, morì sul Montello il 16 Giugno 1918. Le circostanze della sua morte sono ricordate nella motivazione della medaglia d’Oro che gli fu assegnata nel 1919.

“… Ferito ad una gamba e circondato dai nemici, per non cadere vivo nelle loro mani, si toglieva la vita con serena fierezza, opponendo alle ingiunzioni di resa il suo ultimo grido di “Viva l’Italia”.

Quindi non una morte in combattimento, per mano del nemico, ma una scelta, estrema, quella del suicidio,  che trova molti riscontri nella storia dell’antichità e che, fuor di retorica, colloca la vicenda del Capitano Porcu tra quelle che non ci parlano solo di uno specifico episodio bellico, ma ci fanno riflettere sull’uomo, sulla sua natura  e sul suo destino. Ecco quindi che una scelta così forte e controversa lega la storia della Battaglia del Solstizio con la guerra Giudaica e il suicidio di massa di Masada,  con la Morte di Annibale raccontata da Cornelio Nepote o la morte di Saul narrata dalla Bibbia nel libro delle Cronache.

 

(Flavio Giuseppe – Guerra Giudaica)

“Uomini valorosi, avendo noi deciso da lungo tempo di non servire nè ai Romani nè a nessun altro, salvo che a Dio, adesso è giunto il tempo di mettere in pratica il nostro proposito.  In questa occasione non dobbiamo disonorarci da noi stessi, noi che nel passato non tollerammo una schiavitù immune da pericolo, e che ora dovremmo accettare insieme con la schiavitù inesorabili vendette, se cadessimo vivi in potere dei romani; poichè, come fra tutti fummo i primi a ribellarci, siamo anche gli ultimi a combattere contro di loro. Credo, inoltre, che da Dio ci sia stata elargita questa grazia, di poter cioè morire con nobiltà e in libertà: ciò non fu concesso ad altri. Per domani ci attende l’inevitabile cattura, oppure la libera scelta di una morte gloriosa assieme ai nostri cari: noi, infatti, non possiamo ormai vincere i nemici in combattimento e i Romani, che bramano catturarci vivi, non possono che propiziarci questo onorevole destino”.

 

(Cornelio Nepote – Vita di Annibale)

“ Annibale infatti in un sol luogo aveva dimora, in un castello che gli era stato dato in dono dal re e che aveva edificato in modo tale che in tutte le parti avesse delle uscite, temendo naturalmente che accadesse quello che in realtà avvenne. Qua giunsero gli inviati dei Romani e circondarono con gran moltitudine d’uomini la sua casa; un servo che osservava da una porta disse ad Annibale che si vedeva più gente del solito ed armata. Egli allora gli ordinò di fare il giro di tutte le porte dell’edificio e di riferirgli prontamente se fosse assediato alla stessa maniera da tutte le parti. Avendogli il servo prontamente riferito che cosa avveniva e mostrato che tutte le uscite erano bloccate, capì che questo non era avvenuto per caso ma che si cercava proprio lui e che per lui era giunta ormai l’ora di morire. E per non lasciare la sua vita all’arbitrio di altri, memore delle antiche virtù, prese il veleno che era solito portare sempre con sé”.

(Sacra Bibbia – Cronache, 1-10)

 “I Filistei attaccarono Israele; gli Israeliti fuggirono davanti ai Filistei e caddero, colpiti a morte, sul monte Gelboe. 2 I Filistei inseguirono molto da vicino Saul e i suoi figli e uccisero Giònata, Abinadàb e Malchisùa, figli di Saul. 3 La battaglia si riversò tutta su Saul; sorpreso dagli arcieri, fu ferito da tali tiratori. 4 Allora Saul disse al suo scudiero: «Prendi la spada e trafiggimi; altrimenti verranno quei non circoncisi e infieriranno contro di me». Ma lo scudiero, in preda a forte paura, non volle. Saul allora, presa la spada, vi si gettò sopra. 5 Anche lo scudiero, visto che Saul era morto, si gettò sulla spada e morì. 6 Così finì Saul con i tre figli; tutta la sua famiglia perì insieme. 7 Quando tutti gli Israeliti della valle constatarono che i loro erano fuggiti e che erano morti Saul e i suoi figli, abbandonarono le loro città e fuggirono. Vennero i Filistei e vi si insediarono”.

Cosimo e Salvatore Marinucci. Da Sulmona al Montello

Tra le tante suggestive storie legate alle vicende dei soldati che da tutta l’Italia sono venuti sul Montello per combattere mi è capitato di incrociare la singolare vicenda di due fratelli, Cosimo e Salvatore Marinucci, di Sulmona, che mi è stata raccontata da un altro Salvatore Marinucci, professore di matematica in una scuola media di Sulmona, che ha voluto in occasione del centenario della Grande Guerra portare i suoi studenti nei luoghi dove i suoi prozii avevano combattuto.

Salvatore, il fratello maggiore, era in guerra già da qualche anno, arruolato nel corpo dei Lancieri di Firenze, mentre Cosimo, il fratello minore, ragazzo del ’99 era appena stato arruolato con la brigata Bologna, 39° reggimento di fanteria. Nel giugno del 1918 il destino ha portato i due fratelli ad incrociarsi, o perlomeno a sfiorarsi, nel corso della battaglia del Solstizio sul Montello. Il reggimento dei Lancieri di Firenze è stato protagonista sul Montello di un episodio entrato nel mito, la carica a cavallo portata contro le avanguardie austroungariche che il 15 giugno 1918, primo giorno della battaglia, avevano raggiunto l’abitato di Giavera, dopo aver attraversato in una frenetica e dirompente avanzata tutta la collina. La brigata Bologna era giunta di rincalzo il 16 giugno, e ben presto gettata nella mischia nel settore occidentale della collina, nella zona dell’avamposto di casa Serena. Lì il giovane Cosimo aveva trovato la morte, e tante e tali furono le perdite italiane che il suo corpo non poté essere identificato, ed ora riposa con gli ignoti nel sacrario di Nervesa. Salvatore invece sopravvisse alla guerra, si sposò ed ebbe dei figli, e così la sua storia e quella del povero Cosimo ha potuto essere ricordata.

                    

 Cosimo Marinucci                        Salvatore Marinucci e il suo cavallo Ghiro

Così ho immaginato il loro incontro nelle pagine del libro Nove Giorni:

Quel pomeriggio Salvatore Marinucci, lanciere del III° reggimento Firenze, si era diretto fiducioso verso Montebelluna.
Un telegrafista suo concittadino lo aveva informato che il 39° era arrivato in zona quella mattina ed era stato posto in riserva. Sperava di poter incontrare il fratello Cosimo arruolato con la classe del ‘99 e da qualche mese sotto le armi nella brigata Bologna.
Non lo vedeva dall’ultima volta in cui era sceso a Sulmona in licenza, otto mesi prima.
Dopo l’azione del giorno prima a Giavera, quando i lancieri avevano caricato gli austriaci davanti all’albergo Agnoletti, era riuscito ad ottenere un permesso di qualche ora. Non appena arrivò al comando del 39° assicurò il cavallo ad un albero e cominciò a chiedere a chiunque incontrasse del fratello.
Dopo un po’ si sentì chiamare: “Marinucci, Marinucci”.
Era Giovanni Landolfi, anche lui di Sulmona, che gli correva incontro agitando le braccia.
“Caro Giovanni, come stai? Che piacere vederti! Sto cercando mio fratello.”
“Io sto bene. Ma tu raccontami di ieri, tutto il reggimento parla della vostra carica! Dicono che avete salvato il corpo d’armata, che senza di voi avrebbero sfondato a Giavera”
“Si certo, adesso ti racconto tutto, ma prima portami da Cosimo.”
Poi lo vide. Stava scaricando un camion di munizioni con altri soldati. Quando si sentì chiamare Cosimo riconobbe la voce e si voltò sorpreso. Il suo volto si aprì in un sorriso e corse ad abbracciare il fratello.
Salvatore, turbato, lo scostò da sé, e per togliersi dall’imbarazzo gli ordinò con tono marziale: “Soldato Marinucci, si faccia guardare!”
Nonostante la divisa Cosimo sembrava ancora il ragazzo che aveva lasciato a Sulmona: aveva la faccia da bambino, senza barba com’era, con solo una peluria bionda che gli segnava il labbro superiore e gli occhi grandi incavati dalle profonde occhiaie segno delle notti insonni delle ultime giornate di trasferimenti. Le mani erano invece da uomo: mani grandi, lunghe e affusolate, ormai pronte per impugnare un fucile o per toccare una donna.
“Allora, raccontaci della carica!” tornò a chiedere con insistenza Landolfi non appena furono terminati i convenevoli.
“Si! Racconta” si unì al coro Cosimo.
“Quando siamo arrivati a Giavera ieri pomeriggio, c’era il deserto. Al comando del VII° bombardieri ci hanno detto che una pattuglia era arrivata fino allo stradone, ma poi erano tornati indietro. Ne avevano ammazzato uno, che era ancora là in mezzo alla strada. Erano truppe d’assalto della 13a Schutzen. Abbiamo proseguito al trotto ancora per qualche centinaio di metri, senza incontrare nessuno. Poi, a cento metri dall’albergo Agnoletti, abbiamo sentito rumore di vetri che si rompevano, e una sedia è volata fuori dalla finestra del primo piano e si è schiantata sulla piazza.
Dalla porta della locanda sono usciti tre austriaci con delle sporte in mano. Quando ci hanno visti ci hanno guardato stupiti per un attimo, poi si sono messi ad urlare e sono scappati.
Il tenente ha ordinato la carica, mentre dalle altre case della piazza continuavano ad uscire austriaci.
Abbiamo caricato a fondo, e ne abbiamo steso qualcuno. Poi hanno cominciato a spararci con una mitragliatrice che avevano piazzato in fondo alla strada, allora siamo scesi da cavallo e ci siamo messi in difensiva dietro un muro, finché sono arrivate due automitragliatrici e un plotone della Tevere. Ma ormai gli austriaci si erano ritirati più in alto.”
“Tutto qui?” domandò deluso Cosimo.
“Cosa ti aspettavi?” rispose ridendo Salvatore.
Poi si fece serio.
“Il Montello non è posto da cavalleria. Adesso ci fanno arretrare di cinque chilometri per essere pronti a manovrare e a caricare se scendono in pianura, che Dio non voglia. Tocca a voi della fanteria andare su a scacciarli ad uno ad uno”.
Guardò i due ragazzi inorgogliti fare a gara a proclamare che loro erano pronti, e che gli austriaci avevano fatto male i conti se pensavano di trovare lo stesso esercito di Caporetto, e cose del genere. Poi smise di ascoltarli e pensò a sua madre, che aveva trovato invecchiata quando era sceso in licenza ad ottobre.
“Quando finirà la guerra Salvatore?” Gli aveva chiesto preoccupata.
“Presto mamma” aveva risposto.
“Prima che richiamino Cosimo?”
“Penso di sì”, le aveva mentito.