Il matrimonio di William Beaumont e Nellie Furber

In tempi di guerra era pratica comune celebrare matrimoni tra giovani promessi sposi in occasione di licenze dal fronte. E’ questo il caso del matrimonio tra il driver William Beaumont e la sua fidanzata Ellen Luisa Furber, detta Nellie. Una storia che posso raccontare grazie alle informazioni e alle immagini che mi sono state fornite da Michael Thorpe. Nellie era sua nonna.

La cerimonia si è svolta il 27 giugno 1916 nella chiesa di Wimborne Minster, nel Dorset. I testimoni erano stati William R. James, un cugino della sposa, in divisa da marinaio nella foto di rito, e Beatrice Mary Cox.

Dopo la licenza matrimoniale William è tornato al fronte, prima in Francia e infine in Italia, dove ha trovato la morte il 28 ottobre 1918, primo giorno dell’offensiva finale lanciata dal contingente britannico sul basso Piave, nella zona delle grave di Papadopoli. Nellie ha solo potuto aspettarlo a casa, dove è stata raggiunta dalla tragica notizia.

Ha tuttavia voluto dare un appuntamento al suo amato marito facendo incidere nella lapide della sua tomba al cimitero britannico di Giavera del Montello questa frase:

At rest, parted only a while to meet again your darling wife Nellie.

resta in pace, separati solo un po’ per ritrovarsi. la tua amata moglie Nellie

Un incontro che entrambi hanno dovuto attendere a lungo, perchè Ellen Luisa Furber, detta Nellie , è morta nel 1978 alla veneranda età di 89 anni.

Foto di gruppo il giorno del Matrimonio, 27 giugno 1916
Gli sposi William e Nellie
La lapide di William Beaumont al Giavera British Cemetery

The final whistle

 

Stephen Cooper (a sinistra) in visita al cimitero britannico di Giavera

Nell’estate del 2016 lo scrittore londinese Stephen Cooper ha visitato il Giavera British Cemetery alla ricerca di informazioni per uno dei capitoli del libro che stava scrivendo, che avrebbe raccontato la storia di 15 giocatori di rugby della squadra londinese del Rosslyn Park morti in combattimento nel corso della prima guerra mondiale. Uno tra questi, Robert Dale, sottuficiale dei Royal Flying Corps, è infatti sepolto a Giavera. Il libro pubblicato qualche mese dopo, ebbe un grande successo in patria, rendendo immortali i protagonisti dei suoi racconti. Robert Dale, londinese, era un aspirante avvocato di una famiglia della alta borghesia, impiegato come osservatore nei palloni frenati dell’areonautica britannica. In italia trovò la morte il 31 gennaio 1918, quando il suo pallone fu abbattuto da un caccia austriaco.

 

Robert Dale con il padre nello studio della sua casa londinese
la copertina del libro

        

Stephen Cooper

“The Final Whistle. The Great War in fifteen players”
Capitolo 13 – ROBERT DALE

traduzione di P.Sanzovo

… Quando i combattimenti nei dintorni di Passchendaele si impantanarono, al Generale Haig giunsero notizie allarmanti da Sud. Nell’Ottobre del 1917 l’esercito italiano affrontò gli austriaci sostenuti da sei divisioni tedesche, ciascuna con un Feld Luftschiffer Abteilung, un’ unità di palloni frenati. Gli austriaci scesero dalle montagne come un lupo sulla piega – a Caporetto morirono più di 20.000 soldati italiani. Il doppio disertò, nonostante (o forse a causa ) delle esecuzioni sommarie ordinate dal Generale Luigi Cadorna, che aveva fatto rivivere l’antica pratica romana della decimazione, scegliendo a caso le vittime nelle unità che avevano dato segni di debolezza.
Se l’Italia (e a breve anche la Russia) avesse dovuto seguire la Serbia e la Romania fuori dal conflitto, gli Imperi Centrali avrebbero potuto rivolgere tutta la loro forza contro un unico fronte. Così la Gran Bretagna e la Francia inviarono una forza di Spedizione congiunta guidata dal generale Sir Herbert Plumer per sostenere la manovra di arresto della ritirata a capofitto italiana. Quattro divisioni di fanteria inglesi e quattro squadroni del Royal Flying Corps furono inviati in treno; i francesi inviarono sei divisioni e tre squadriglie aeree. Il ventisei Dicembre Millenovecentodiciassette, il clima mite del sud sorprese ancora una volta Robert Dale.

Dopo il cupo inverno nelle trincee del Nord Europa, il viaggio in treno fino in Italia sarebbe stato un tripudio di colori e di tepore fuori stagione. Un tenente della Royal Flying Force scrisse alla madre: “Nelle ultime ore ho visto i più bei paesaggi di tutta la mia via mentre viaggiavamo lungo la costa da Marsiglia all’Italia. Nizza e Montecarlo sono città bellissime e attraversandole siamo stati salutati con grande calore. Il clima qui è bello e caldo come da noi in agosto, sebbene sia pieno inverno. Ho visto per la prima volta le arance crescere sugli alberi.”
Arrivarono a Padova il trenta Dicembre, e da qui proseguirono verso Villalta. Il comando d’armata era determinato a far sì che questa missione non fosse vista come una vacanza dal fronte. Gli ordini emessi in Italia proibivano di spedire a casa cartoline di città italiane, di possedere macchine fotografiche, l’acquisto di alcolici e liquori e il divieto di accettare vino o di acquistare pane dalle panetterie locali.
Robert Dale, che si era autoproclamato “studioso, scrittore e pittore”, era stuzzicato dalla vicinanza con le glorie dell’arte e dell’architettura italiana, da Tiepolo a Palladio. Ma non furono concessi permessi per gite turistiche. Agli ufficiali non fu consentito di visitare Venezia fino a molto tempo dopo, e sempre in misura inferiore rispetto alla truppa.
Una zona di non volo, ulteriormente rinforzata da una cortina di cavi d’acciaio sospesi tra palloni di sbarramento proibiva il sorvolo per cinque miglia attorno alla Serenissima. Ma la nuova linea rinforzata dagli anglo-francesi avrebbe fermamente difeso i suoi tesori, e quelli di Verona, Vicenza e Padova. Erano collocati sul margine occidentale della pianura veneta, circondati dalle montagne che avevano visto aspri combattimenti svolgersi in terribili condizioni ambientali.
Le linee difensive erano rette da una rete di fiumi che scorrono verso sud-est attraverso la pianura fino all’Adriatico: il Piave, il Monticano, il Tagliamento e l’Isonzo, lungo il quale erano infuriate numerose battaglie, culminate nella dodicesima, meglio conosciuta come Caporetto.
Le truppe britanniche presero posizione sulla sponda destra del Piave, che ora era un rigagnolo, ma che poteva trasformarsi in un impetuoso torrente in primavera.
Gli aerei della Royal Flying Corps erano stati impegnati in perlustrazioni fotografiche della vasta pianura, nel bombardamento di ferrovie e nodi stradali, centrali elettriche, campi militari e d’aviazione, mentre i palloni frenati, (sui quali era impiegato Robert Dale n.d.t.), protetti da aerei Sopwith Camel, cercavano gli obbiettivi e dirigevano il fuoco delle artiglierie.
Il fronte italiano divenne un fronte d’aria e di terra, con costanti incursioni e ritorsioni. I britannici bombardavano specialmente durante il giorno, i tedeschi durante la notte; gli italiani e gli austriaci, per non essere da meno, in entrambi i momenti.
Con così pochi palloni a disposizione, gli equipaggi trascorsero lunghi periodi al fronte, senza i periodi di retrovia garantiti alla fanteria.
I palloni di entrambi gli schieramenti furono allettanti obbiettivi per i più temerari assi volanti.
Era un eccitante sport per i piloti “mangiare una salsiccia prima di colazione”, sfidando i rischi legati ai caccia di scorta ai palloni. 

(…..)


La testimonianza oculare del meccanico Harry Green è l’unica fonte che racconta quel pomeriggio.
Le note sul suo diario sono secche e oggettive.
La struggente nota finale, in una storia piena di pathos, è il cognome, scritto in maniera errata, di Robert.
Ventinove Gennaio Millenovecentodiciotto: Pallone numero trentaquattro abbattuto in fiamme da aereo tedesco. L’osservatore si è salvato lanciandosi col paracadute.
Trenta gennaio Millenovecentodiciotto : Aereo ostile attorno ad un nostro pallone. Nessun danno.
Trentun Gennaio Millenovecentodiciotto: Giornata nebbiosa. Alle sedici pallone numero Trentaquattro abbattuto in fiamme. Il tenente Bale è stato ucciso.
Green non cita il destino dell’osservatore che era sul pallone con Dale quel giorno e che si salvò. Ma le sue note cliniche dell’ospedale militare di Maghull rivelano un uomo fortemente scosso dall’esperienza e dalla morte di Robert.
Neurhastenia: Sottotenente James Baxter, Trentatreesima sezione palloni frenati, Royal Flying Corps.
Uomo di quaranta anni con ventuno anni di servizio. Era un osservatore su palloni frenati. Si è rotto la dentatura superiore ed è impossibilitato a masticare.
Ha sofferto di molte conseguenze e principalmente di un esaurimento nervoso dopo che il suo pallone fu abbattuto e dovette assistere alla morte violenta del suo compagno e amico.
Ha sofferto di insonnia e incubi, vertigini e mal di testa.
La trentatreesima sezione è rimasta, indebolita, in Italia fino alla fine della Guerra. E così ha fatto Robert Dale.
Egli si trova ancora lì, nel cimitero Britannico di Giavera, sotto una bianca lapide. Almeno lì il suo nome è scritto correttamente.
Irene, la sua musa danzante, ricevette il telegramma fatale nel loro appartamento di Kensington.
Robert le lasciava le sue quattrocentosessantaquattro sterline, abbastanza per acquistare Bourne Stream, un Cottage con vista sul porto di Bostcastle, in Cornovaglia.
Dopo la guerra, quando il tempo – come scrisse nel suo diario – sembrava essersi “fermato tra il passato in frantumi e il futuro sconosciuto”, chiese che le medaglie di Robert fossero mandate lì, ricordo dell’ombra fugace di un matrimonio in tempo di guerra.

 

Fuge Thomas

Come spesso è accaduto nel corso di questi anni le informazioni raccolte riguardo ai soldati britannici sepolti nel Giavera British Cemetery sono state fornite dalle famiglie di origine. A volte la concessione a pubblicare foto e informazioni avviene dopo aver consultato altri membri della famiglia. Ecco quanto mi ha scritto Neil Bradbury in merito al soldato Thomas Fuge:

Vi invio alcune immagini del mio parente Thomas Fuge, era il cugino di mia nonna (che tra l’altro perse il marito nel corso della seconda guerra mondiale), dopo essermi consultato con altri membri della famiglia. Stiamo cercando altre informazioni per definire con certezza quale dei tre fratelli della famiglia Fuge ritratta nella foto sia Thomas.  Il ritaglio di giornale elenca il suo stato di servizio fino alla morte. Mi auguro possa servire al vostro progetto.

Neil Bradbury

La famiglia Fuge. Dal confronto tra le due foto emerge che Thomas dovrebbe essere il soldato sulla destra.

IL NECROLOGIO DI THOMAS FUGE Fuge Thomas Robertes – matricola 15924 1° battaglione Cheshire Regiment, figlio di Thomas Fuge residente al 33 Limenkil Lane – Poulton, ricordato dalla moglie Ada, figlia di Richard e Hannah Edwards di Seacombe. Nato SeacombeWallasey, contea di Chester il 14 agosto 1898, ha studiato alla Sommerville School, ha lavorato come cuoco sulla nave SS Ribbledale. Arruolatosi come volontario allo scoppio della guerra il 7 settembre 1914 con il 12° Cheshire, ha combattuto nei Balcani (Salonicco) dal Settembre 1915 al settembre 1916, quando è rientrato in Inghilterra per malattia (febbre e dissenteria). Rientrato in servizio ha combattuto in Italia dal gennaio 1918, trasferito al 1° battaglione del suo reggimento, fu ucciso in combattimento dallo scoppio di una granata , è sepolto nel Giavera British Cemetery in Italia. Il suo capitano ha scritto di lui: “il soldato Fuge ha raggiunto la mia compagnia in Italia appena prima che raggiungessimo il fronte, io avevo appena perso il mio attendente, che era stato ricoverato in ospedale, e gli ho chiesto se volesse sostituirlo. E’ stato così il mio attendente per alcuni giorni., e posso assicurale, signora, che lo consideravo come un amico, e la sua morte mi ha colpito.” Prima della guerra è stato anche un appassionato calciatore militando nelle fila del Poulton Rovers.

Alexander “Sandy” Mc. Allister

Tra i tanti caduti del Giavera British Cemetery non mancano gli sportivi. E’ il caso di  Alexander “Sandy” McAllister,  che prima della guerra militò nella squadra di calcio di Sunderland.
Era un beniamino dei tifosi locali, tanto che si racconta che quando segnò il suo primo goal con la squadra gli furono regalati un pianoforte e un orologio d’oro.
Ora il Museo Emotivo, con l’aiuto del giornale locale, il Sunderland Echo, sta cercando di scoprire l’identità dei due giovani ritratti con lui in una foto trovata nel cimitero Britannico di Giavera (Sandy è il primo a sinistra)
Sono forse altri giocatori del Sunderland, magari come lui morti in guerra e ricordati nel monumento eretto nei pressi dello stadio?

Per questo il giornale ha pubblicato un articolo nel quale si racconta come questa foto sia stata rinvenuta dal custode del  cimitero britannico di Giavera sulla tomba di Alexander Mc Allister.        Il giornale lancia un appello tra i suoi lettori per cercare di individuare chi siano i due giovani ritratti accanto a lui nella foto (Sandy è il primo da sinistra). Sono altri giocatori della squadra, o forse i figli dello stesso Mc Allister, nato nel 1878 a Kilmarnock.

Il giornalista del’Echo ripercorre inoltre la carriera calcistica del giocatore, dal suo esordio con il Sunderland nel 1897, al passaggio al Derby County nel 1904 fino al ritiro nel 1911.

L’ultima parte dell’articolo è dedicata alla esperienza di guerra, nel fronte occidentale, dove fu ferito nel corso della battaglia della Somme nel 1916 e ancora in Francia e infine in Italia dove morì nel febbraio 1918.

Sunderland Echo, Friday 06 February 2015

THE discovery of a Sunderland footballer’s picture in an Italian graveyard has sparked an international appeal for information.
A snapshot featuring World War One hero Alexander ‘Sandy’ McAllister and two mystery men was left on his grave at Giavera British Cemetery in Treviso Province. Now Pierluigi Sanzovo, of Museo Emotivo of the Great War in Veneto, is hoping Echo readers will be able to put names to faces and help solve the picture puzzle. “Sandy was buried at Giavera in 1918. The photo was put on his grave many years ago and was found by the caretaker. We have absolutely no idea who left it,” he said. “Whoever left it simply wrote McAllister on the back. I have had the photo for many years, but have discovered only recently that it is of the footballer Sandy McAllister. “It is a mystery who the other two young men are in the photograph. Could they be his brothers, or other Sunderland players? Perhaps they were soldiers just like him.” Sandy, the son of a Scottish pitman, was born in Kilmarnock in around 1878 and, despite showing a flare for sport, followed in his father’s footsteps to become a miner. In his spare time, however, he played for Kilmarnock and, on February 20, 1897, the “sturdy” teenager made his debut for Sunderland against Stoke City in a 4-1 win. “He won his spurs in the 1897 Test Matches, which he has worn ever since with great success,” one sports pundit wrote of the ‘heavily built and strong’ player in 1902. Indeed, Sandy – a short, stocky centre-half – went on to play in the first game at Roker Park and was an indispensable part of the 1902 Championship-winning side as well. His seven-year career with the Rokermen saw him make 215 appearances – receiving a gold watch and a piano from fans after scoring the first of five goals for the club. But he finally left Sunderland for Derby County in 1904, followed by Oldham in 1905 and Spennymoor Utd in 1909. By 1911, he was back in Sunderland – as a miner. His days as a SAFC player saw Sandy living at 4 William Street, but by 1911 he had moved to 73 Broadsheath Terrace, Southwick, with wife Isabel and their five children. Just three years later, when Britain declared war on Germany, the 36-year-old enlisted in the Northumberland Fusiliers and was wounded at the Battle of the Somme in 1916. He returned, however, to front-line fighting, serving in France and Italy. Tragically, Sandy died of food poisoning in February 1918 and was buried at Giavera Cemetery.

Walter Richardson

Nel settembre del 2017 ho avuto l’onore di accompagnare Susan e David Walker nella visita alla tomba del nonno di Susan, Walter Richardson presso il Giavera British Cemetery.

Susan e David Walker

Susan mi ha raccontato che quando suo nonno è morto in guerra in Italia suo padre Albert aveva solo sette anni. Lei ricorda bene che per tutta la sua vita Albert non ha mai voluto parlare di questo né ha mai visto un film di guerra al cinema o in televisione. Mi ha detto anche che lei è stata la prima componente di tutta la famiglia Richardson a visitare la tomba di Walter, 100 anni dopo la sua morte. Assieme abbiamo visitato anche Crocetta del Montello, dove Walter è morto e dove si trovava la sua sepoltura provvisoria, prima del trasferimento della sua salma al Giavera British Cemetery. Qualche mese dopo mi ha inviato la storia di suo nonno, corredata di foto e documenti, che pubblico qui in versione originale, ma che voglio brevemente riassumere per i lettori che non hanno grande dimestichezza con la lingua  inglese.

Walter Richardson

Walter è nato nel gennaio del 1890 a Swinefleet, nello Yorkshire, sesto figlio di Walter Edwin e Mary Ann Richardson. Nel 1912 sposò Eva Annie Ibbetson dalla quale ebbe quattro figli: Albert, Tom, Sid e Fred, concepito durante una licenza, che nacque appena una settimana prima della morte di Walter. Nel 1916 fu arruolato nel reggimento dei Kings Own Yorkshire Light Infantry. Combattè nelle Fiandre, in Francia e infine in Italia dove morì l’8 dicembre 1917

WALTER RICHARDSON (By Susan Walker)

Walter Edwin Richardson and his wife Mary Ann              

Walter and his wife Eva Annie Ibbetson and their sons Albert and Tom

Walter was born in January 1890 on High Street, Swinefleet, the fourth of 6 children of Walter Edwin and Mary Ann Richardson, four of whom were boys all destined to serve in the Forces in the Great War when the time came. He was christened on 13 February 1890 at Swinefleet Methodist Chapel. In the 1891 Census he lived at 57 High Street, Swinefleet aged 1 with his parents Walter Edwin, (32), a hairdresser and fruiterer, his mother Mary Ann, (30), the fruit shopkeeper, and his siblings Charles Edwin (3), Mary E(10) and George (11). By 1901 he was 11 and had acquired 2 more siblings, Harold (9) and Hilda Cecilia (6). His father was now a hairdresser and big brother George was the Greengrocer. Mary was also working – as a general domestic servant.
In 1911 he was 21, a farm labourer, his father was now the Postman and Rural Messenger, his mother was a housewife, Charles was a labourer, Harold an apprentice blacksmith, and Hilda a housemaid at home. George and Mary had left home. There had been 11 children born alive to the Richardsons, of whom sadly only 6 were still living.
Unfortunately this was to be the last census Walter was recorded in. A year later on 12 October 1912 he married Eva Annie Ibbetson who lived at Cavil’s yard further along the High Street with her parents and baby Albert, my father, born 1910. In 1913, Tom was born, followed by Sid in 1915. Later that year, on17 December, he enlisted with the Kings Own Yorkshire Light Infantry at Goole, and joined the colours in March 1916, his rank being a Private and his Service No. 28103. He served with the 7th, 8th and 9th Battalions. His service record hasn’t been found but he appears to have survived active service in France and Flanders and then in November 1917 the 8th Battalion was transferred to northern Italy to help defend the Italian front near the Austrian border. On 4 December the XI and XIV Corps relieved the Italians on the Montello sector of the Piave front. The Montello sector acted as a hinge to the whole Italian line, joining the portion facing north from Mount Tomba to Lake Garda with the defensive line of the River Piave. The Commonwealth troops, although not involved in any large operations, had to carry out continuous patrol work across the River Piave, as well as much successful counter battery work later on. Italy must have seemed like a welcome relief to the British, compared with the Western Front. However, Italy was not without its dangers and on 8th December, after only 4 days, Walter lost his life.
Back at Swinefleet, his mother had a premonition of his death when a picture fell off the wall. Shortly afterwards his widow received 2 letters on the same day, one from him to say he was fine and the other from his Commanding Officer to say he had been killed. An article in the Goole Times records the dreaded letter: “Dear Madame, It is with regret I write this letter, informing you of your husband’s death. I am sorry to say he was killed outright on December 8th. I have taken the liberty of taking two cards and a cap badge from his pocket, as I thought you would like them as mementos. Please accept this letter as a token of respect from his platoon and myself. If I can give you any more details I should be only too pleased. H G Houchin, Capt. C. O. A. Company”.

A letter of the war office about Walter’s grave

One of his pals who later returned to Swinefleet told them Walter had been wounded in the neck. Tragically four young boys under 7 had to grow up without a father and Walter never got to see his fourth son Fred who was only a week old when he was killed.

My father was just 7 when it happened and he could never talk about it or watch a war film for the rest of his life.
The Richardsons were a religious family and a memorial service was held for him in Swinefleet Church. They had some Bible bookmarks in white satin printed for loved ones to keep in his memory. The service was reported in the Goole Times on 25 January 1918:
“A memorial service was held in Swinefleet Parish Church on Sunday last for Pte. Walter Richardson. The deceased was killed in action whilst fighting in Italy. There was a large congregation present including a detachment of the Swinefleet Volunteers. Amongst the chief mourners were:- Mrs W Richardson, wife of the deceased, Mr and Mrs W E Richardson, Mr na Mrs J B Ibbetson, Miss H Richardson and company of members of the club that the deceased belonged tol The Rev. G H Newton BA officiated at the service and chose for his text St. Paul’s epistle to the Thessalonians, chapter 4 verses 14 and 18.”
Walter’s death is recorded on a Brass Memorial inside Swinefleet church, on Swinefleet War Memorial and also on his parents’ grave in Swinefleet cemetery.

Swinefleet War Memorial

Walter first burial in Crocetta Trevigiana

On 20 June 1917, while in actual service, he had handwritten and signed a will leaving everything to his wife in the event of his death.
The following year Eva was granted a payment from the Army of £4.15.1 and on 19 November 1919, a War Gratuity of £7. Walter was awarded the British War Medal and the Victory Medal posthumously
In July 1918, Eva, my grandmother had received a letter from the War Office in reply to her query, telling her that Walter was buried in Old Farm British Cemetery, Crocetta Trevigiana, Italy and that his grave was marked by a durable wooden cross bearing his name, rank, regiment and date of death, of which a photo would be sent as soon as possible. The village of Crocetta Trevigiana changed its name in 1928 to Crocetta del Montello on orders of Mussolini to honour the soldiers who died there. From 1919 his grave is in Giavera British Cemetery, Arcade, Plot 1, Row E, Grave 2. The headstone was inscribed with a text suggested by his widow: “Gone from a world of sorrow to a home of perfect peace” in answer to a request by letter from the War Office. I visited the beautiful little cemetery in late September 2017 and found it to be indeed “a home of perfect peace”. The Piave river is now a sacred river in Italy in memory of those who died there.