Giuseppe Gramigni

Sono tante le persone appassionate che abbiamo incontrato, quasi sempre virtualmente negli anni cercando le storie dei caduti del Montello. E’ il caso ad esempio di Elisa Fiorelli, che in Toscana si è occupata di Grande Guerra con ricerche e mostre, e che cura una interessante e ricca pagina facebook  Ricordi della Grande Guerra 1914-1918  e che ci  racconta la storia di un fante caduto sul Montello, Giuseppe Gramigni:

Giuseppe Gramigni di Raffaello Gramigni e Maria Bellini

Nato a Vitigliano (Frazione di Vicchio – FI) il 5 Dicembre 1899 in una famiglia contadina. Tutti lo chiamavano affettuosamente Pino. Aveva imparato a scrivere da solo, non potendo andare a scuola. Come tutti i ragazzi del’99, fu richiamato alle armi in seguito alla disfatta di Caporetto ed inviato a riempire le fila dell’esercito che aveva subito perdite gigantesche. Alcuni reggimenti furono addirittura ricostituiti interamente. Pino, alla fine del’17, fu inviato a riempire le fila del 7°Reggimento Fanteria “Cuneo” che si trovava nelle trincee del Massiccio del Grappa, precisamente sul Monte Pertica. Cima aspramente contesa nel Novembre del 1917, le cui linee opposte distavano più o meno 30 metri. Tornò in licenza a casa una sola volta, dove fece sapere che si trovava sul Monte Grappa. Nei primi mesi del ’18 fu trasferito nel 74°Reggimento Fanteria “Lombardia”, che si trovava schierato sempre sul Grappa, ma nel settore Est, sui Monti Solaroli. All’inizio di Giugno il 74°Reggimento fu inviato a riposo a Treviso, ma pochi giorni dopo, il 15 giugno, iniziò su tutto il fronte l’Offensiva Austriaca passata alla storia come Battaglia del Solstizio. Il 19 Giugno 1918, il 74° Fanteria, senza il supporto dell’artiglieria fu mandato in contro alle trincee Austriache nella località “Casa Serena” tenute dagli Ussari Ungheresi della brigata Heinlein. La zona era disseminate da nidi di mitragliatrice. Alle 13:00, Pino con i Fanti del 74°Reggimento, fu mandato allo sbaraglio: “era del tutto mancato il tempo necessario a un orientamento sul terreno e a una presa di contatto con i reparti già schierati, con gravi conseguenze ed errori nella individuazione delle località e di posizioni”. Poi, fallito l’attacco dove la Brigata Lombardia subì numerose perdite, alle 20 con l’ordine tassativo e “minaccioso di gravissimi provvedimenti”, fu ripetuto nuovamente il tentativo di prendere “Casa Serena”. In uno di questi due assalti, Pino, lasciò la sua vita. Oggi dovrebbe riposare nell’Ossario del Montello, ma benché non risulti fra i dispersi non c’è il suo nome.