I caduti trevigiani di Bligny

Per ricambiare l’aiuto ricevuto dagli Alleati nel novembre del 1917, quando un contingente francese fu inviato in Italia nella zona montana del Monte Tomba – Monfenera per sostenere l’esercito italiano in difficoltà dopo Caporetto, fu destinato, nel marzo 1918, anche il II Corpo d’Armata italiano al comando del Generale Alberico Albricci.

Le truppe italiane furono impegnate tra la fine di Maggio e la fine di Luglio in violenti scontri con le truppe tedesche nel corso della cosiddetta Battaglia di Bligny o seconda battaglia della Marna. Dopo la guerra sulla stessa collina dove si svolse la battaglia fu eretto un grande cimitero che custodisce la sepoltura di oltre 5000 caduti.

Tra loro, quasi a compensazione dell’aiuto francese del 1917, sono numerosi i caduti Trevigiani:

Caduti Trevigiani – Bligny (fonte: elaborazione dei dati nazionali presenti sul sito www.cimeetrincee.it)

  • BIONI ANGELO ALTIVOLE
  • ZANATTA SILVIO ARCADE
  • ZANESCO FEDERICO ASOLO
  • GASPARINOTTO GIUSEPPE CARBONERA
  • CECCHETTO ANTONIO CASALE S. SILE
  • ROMANO MARIO CASALE SUL SILE
  • BORTOLOTTO VIRGINIO CASTELFRANCO V.
  • PEROSIN AMERIGO CASTELFRANCO V.
  • RAINATI MANLIO CASTELFRANCO V.
  • BARAZZA GIUSEPPE CONEGLIANO
  • FURLAN DOMENICO CONEGLIANO
  • MIGOTTO VINCENZO CONEGLIANO VENETO
  • SALVADOR ANDREA CORDIGNANO
  • DEL BELLO FRANCESCO CRESPANO DEL GRAPPA
  • BARISAN FEDERICO FARRA DI SOLIGO
  • CESCON GIACINTO FONTANELLE
  • GIRARDO VITTORIO FONTANELLE
  • VOLPATTA GIUSEPPE FOSSALUNGA
  • PIZZOLATO LUIGI ISTRANA
  • MASCETO SANTE LUTRANO
  • MARTIGNAGO PIETRO MASER
  • BRISOTTO DURANDO MONASTIER DI TREVISO
  • NOGAROTTO AUGUSTO MOTTA DI LIVENZA
  • BREDA PIETRO ORSAGO
  • CASAGRANDE GIUSEPPE PAESE
  • SPALDRETTI DOMENICO PAESE
  • GATTO GIUSEPPE POSSAGNO
  • PAVAN GIUSEPPE MONTEBELLUNA
  • GRESPAN AUGUSTO POVEGLIANO
  • CATTARIN GIUSEPPE QUINTO DI T.
  • MORANDIN GIACOMO REFRONTOLO
  • SERRATO GIACOMO RESANA
  • VOLPATO VINCENZO RESANA
  • FAVA LUIGI REVINE LAGO
  • FLORIAN MARIO PRIMO RONCADE
  • FLORIAN EUGENIO RONCADE
  • PIOVESAN ALESSANDRO RONCADE
  • BAGLIONI DOMENICO FARRA DI SOLIGO
  • MARSURA BORTOLO S.PIETRO DI BARBOZZA
  • GIACOMINI BIAGIO SAN BIAGIO DI CALLALTA
  • GUEROTTO EUGENIO SAN PIETRO DI BARBOZZA
  • BREDA GIOVANNI BATTISTA SAN VENDEMIANO
  • PELLIZZARI LORENZO SAN ZENONE D. EZZELINI
  • PIZZOL ANTONIO SARMEDE
  • MINUTE PIETRO SEGUSINO
  • CROSATO GIOVANNI TREVISO
  • FURLAN AMEDEO TREVISO
  • FAVARO GIORGIO VEDELAGO
  • MARCHESIN ANTONIO VEDELAGO
  • PORETTI NAPOLEONE VIDOR
  • DORO MATTEO VITTORIO VENETO
  • SEGAT ALESSANDRO VITTORIO VENETO
  • TOLLOT SANTE VITTORIO VENETO

Tra i soldati italiani che hanno combattuto a Bligny c’era anche lo scrittore Curzio Malaparte, che ci ha lasciato una caustica ed amara testimonianza nel poema I morti di Bligny giocano a carte


I morti di Bligny giocano a carte
nell’ombra verde dei boschi,
parlan ridendo della guerra,
dei giorni di licenza,
della casa lontana, degli amici
rimasti a vivere nel sole caldo.
Tuona il cannone, tuona ancora il cannone
dalla parte di Reims di Chateau Thierry di Soissons
o forse è un temporale che si allontana
verso lo Chemin des Dames verso Epernay
verso Laon e le nuvole gonfie
d’erba e di foglie sfiorano passando
i vigneti sui bianchi poggi della Champagne.
La guerra è finita ormai, da vent’anni è finita,
son tornati i contadini
ai villaggi tutti nuovi,
verniciati di fresco,
frotte di bambini ruzzano nei prati,
lungo le rive dell’Ardre, e i campi di grano
splendono gialli nel sole polveroso.
Un’ altra estate è tornata,sciami d’insetti ronzano nell’aria dolce,
e i morti giocano a carte nell’ombra verde
del Bois des Eclisses, del Bois de Courton,
sul pendio di Marfaux e di Nanteuil La Fosse,
lungo le strade che vanno da Reims a Parigi:
morti italiani
morti tedeschi
morti inglesi
morti francesi e senegalesi.
Gli Italiani giocano a scopone
giocano a briscola e a zecchinetto,
alla morra e a scassaquindici,
e ogni tanto alzano gli occhi, guardano il grano maturo,
e i compagni che tornan dai campi
con la zappa sulla spalla:
e il paese intorno ha già un viso italiano,
ché l’Italiano semina il suo paese
dovunque vada, i monti i fiumi il cielo il mare del suo paese.
Oh guarda guarda laggiù, nella conca di Champlat,
i Calabresi del generale Cartìa,
guarda i boschi neri dagli alberi duri,
chiome dorate han le macchie dei rovi, e sembran le selve
di Calabria a picco sugli agruimeti lungo l’Jonio.
Oh guarda guarda laggiù,
guarda gli Umbri dell Brigata Alpi,
quei pioppi d’argento come olivi, e la terra pallida
sotto il giovane fuoco delle viti:
il verde respira sereno come intorno a Spoleto,
a Magione a Perugia a Spello a Todi a Orvieto.
E laggiù, verso Vrigny, che dolcezza lombarda
nei campi, fiera dolcezza dei fanti lombardi
caduti per difendere la strada di Paris,
morti ridendo come muoiono i macaronis.
E laggiù nella valle sotto il Bois des Eclisses,
dov’era il Decimo da Campagna,
(tutti morti, artiglieri e cavalli, intorno ai pezzi roventi)
com’ è dura la creta bianca, dura che spezza i denti
a guardarla, come la creta dei monti di Caserta,
e l’Ardre è come il Volturno
dall’acqua piena d’erba di colore notturno.
oh dappertutto è Italia, oh unica al mondo Italia,
con le tue case le tue vigne i tuoi campi di grano,
oh dappertuto è Italia dove son tombe italiane.
Morire che importa? morire
per il nome mattutino d’Italia.
Ma fossimo almeno caduti sulle rive del Piave,
sulle rupi del Grappa: e non qui, non qui
dove la gente ci dice: Qu’est que vous faites ici.[…]